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Consegna al presidente del Consiglio regionale del FVG della “Petizione per la salvaguardia dell’integrità ambientale e idraulica del torrente Arzino e dei suoi affluenti”

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Il giorno 24 ottobre 2012 è stata consegnata al presidente del Consiglio Regionale Maurizio Franz la “Petizione per la salvaguardia dell’integrità ambientale e idraulica del torrente Arzino e dei suoi affluenti” sottoscritta da oltre 2200 cittadini residenti o nati in Friuli Venezia Giulia oltre a cui si sommano 160 cittadini che vivono in altre regioni d’Italia o nella vicina Slovenia.

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La centrale idroelettrica sul torrente Arzino non si farà!

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Comunicato stampa del 26 settembre 2012

VITTORIA DI LEGAMBIENTE E DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

LA CENTRALE IDROELETTRICA SUL TORRENTE ARZINO NON SI FARA’!

LA GIUNTA REGIONALE DICHIARA LA NON COMPATIBILITA’ AMBIENTALE DEL PROGETTO DELL’I.T.V. DI TERAMO

Sono tutte ambientali le motivazioni con cui la Giunta Regionale, su proposta della Commissione tecnico-consultiva VIA, ha deliberato di non riconoscere la compatibilità ambientale del progetto di derivazione idraulica proposto un anno fa dalla soc. I.T.V. – Industrie Tessili del Vomano, titolare della concessione a derivare sul Torrente Arzino.

Legambiente, assieme all’Associazione Amici dell’Arzino e al WWF aveva presentato per due volte osservazioni critiche, contrarie all’approvazione del progetto di derivazione, derivanti sia da valutazioni idrauliche, che bio-ecologiche, che sociali e finanziarie; ma su tutto prevaleva quella unicità ambientale e naturale tuttora costituita dall’Arzino, unico corso d’acqua regionale a non avere subito derivazioni e prelievi e, quindi, l’unico ad elevata naturalità nel comprensorio regionale.

E proprio su queste valutazioni, l’ARPA ha concentrato il suo parere contrario, ritenendo l’Arzino un esempio idro-morfologico, bio-ecologico e chimico-fisico da tutelare assolutamente e proteggere a fini di studio e riferimento.

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Le associazioni ambientaliste contestano il progetto per una nuova diga sull'Isonzo

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In quest’ultimo scorcio d’estate si è acceso un forte dibattito sulla necessità o meno di una diga di rifasamento per la regolazione della portata dell’Isonzo e garantire così una continuità di approvvigionamento idrico per usi agricoli ed energetici. 

Tale discussione non può esimersi dal considerare sia le vicende passate, a partire dall’Accordo di Osimo del 1975 e ciò che ne è seguito, sia la situazione attuale, tenendo conto delle novità introdotte dalla Direttiva europea quadro sulle Acque del 2000; fino al “Laboratorio Isonzo”, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall'Autorità di Bacino, proprio in applicazione della Direttiva Acque e concluso nello scorso mese di maggio.
L’ipotesi di una diga di rifasamento era prevista dagli accordi di Osimo (art. 3), i quali in merito alla gestione transfrontaliera dell’Isonzo stabilivano che l’Italia avrebbe co-partecipato alla costruzione in terra yugoslava di una diga e di una centrale idroelettrica e di una diga di rifasamento per la regolazione della portata del fiume, alterata a seguito della produzione di energia idroelettrica, sempre in territorio yugoslavo. L’Italia rinunciò a questa opzione, preferendo la costruzione della diga di rifasamento in territorio italiano, che tuttavia non si realizzò. Le varie commissioni italo-yugoslave stabilirono che per le necessità irrigue e di produzione di energia idroelettrica nella zona a valle di Gorizia – considerata la perdita in subalveo fra Gorizia e Gradisca – fosse necessaria una portata di 25 mc/s.

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I problemi ambientali "transfrontalieri"

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Gorizia, 23 luglio 2012

Ministro dell'ambiente in Regione: occasione per discutere dei problemi transfrontalieri -Isonzo, TAV, rigassificatore, tubone-

La preannunciata visita del Ministro dell'Ambiente Clini, nel corso della quale il Presidente della Provincia di Gorizia intende illustrare il progetto del "tubone", un collettore di depurazione che raccoglierà le acque nere di tutti i 25 Comuni isontini trasportandole al depuratore di Staranzano, potrebbe essere un importante occasione da cogliere al volo per discutere anche di altri problemi urgenti legati al nostro amato fiume. Il riferimento va ovviamente ai noti problemi della gestione transfrontaliera delle acque che si trascinano da quarant'anni. Sottolineiamo che, tra l'altro, avrebbe dovuto svolgersi a giugno una riunione della Commissione permanete per l'idroeconomia; se si sia svolta o meno, e con quali esiti, niente si sa.

E' per tutti questi motivi che è stata presentata in Senato una interrogazione parlamentare da parte del senatore Ferrante rivolta al Ministeri dell'Ambiente e degli Esteri per capire quali siano le intenzioni del Governo sulle problematiche dell'Isonzo, soprattutto in relazione agli insufficienti rilasci di acqua dalla diga di Salcano, necessari a garantire una portata minima costante per il fiume a valle.

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Legambiente FVG: sul depuratore di Grado bisogna fare chiarezza. Chiesti i dati a Irisacqua

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lafvg-125x120Legambiente: sul depuratore di Grado bisogna fare chiarezza.

Chiesti i dati a Irisacqua

Le notizie comparse sulla stampa nei giorni scorsi, relative all’impianto di depurazione di Grado, destano più di un allarme. Non rassicurano le mezze smentite prontamente effettuate dal Sindaco di Grado e dal Presidente della Provincia di Gorizia che, non accortosi di essere ripreso, ha fatto esplodere il problema dichiarando, in un’occasione pubblica risalente a più di un anno fa, che il depuratore non funziona.

Questo fatto sarebbe molto grave e starebbe a significare che l’impianto e la condotta sottomarina di circa quattro chilometri, che dal depuratore porta le acque trattate al largo, non sarebbero in grado di garantire la depurazione delle acque reflue derivanti in gran parte da scarichi di abitazioni.

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Le indicazioni emerse dal "Laboratorio Isonzo"

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COMUNICATO STAMPA

Legambiente ha partecipato con grande interesse e solerzia al Laboratorio Isonzo, organizzato dalla Regione e dall'Autorità di bacino di Venezia. E' sicuramente costruttivo che le Istituzioni abbiano voluto attivare un processo partecipativo capace di raccogliere gli orientamenti e le posizioni della cittadinanza e dei portatori d'interesse sulla gestione del fiume Isonzo. Quello che è emerso a gran voce dalle consultazioni è: niente più dighe sull'Isonzo! Non sarà una diga infatti a risolvere i tanti problemi del fiume, fra cui la questione delle portate d'acqua rilasciate dalla diga slovena di Salcano. Crediamo che una possibile soluzione vada ricercata nella realizzazione di un distretto idrografico internazionale come previsto dalla normativa europea (Direttiva Acque).

Ma molte altre questioni sono emerse durante il laboratorio, quali il problema degli sghiaiamenti e del rischio di esondazione, il mantenimento costante della portata minima per la sopravvivenza di fauna e flora del fiume, e i molteplici usi della risorsa.
Al di là delle diverse questioni, è ferma convinzione di Legambiente che serva una gestione unitaria, globale, dell'Isonzo e non più improntata alla risoluzione emergenziale di singoli problemi locali come fin'ora è sempre avvenuto.
Nonostante la positività dell'esperienza ci sono anche alcune note dolenti come la non partecipazione da parte di tutte le amministrazioni interessate o di quelle che hanno partecipato sporadicamente, come Gorizia. Altra sfiducia deriva del fatto che mentre nel laboratorio si parlava di necessità di tutela ambientale, la Protezione civile e alcuni comuni partecipanti al laboratorio, provvedevano a tagliare in maniera indiscriminata ettari di superfici boschive a ridosso del fiume, per altro in pieno periodo di nidificazione.

Auspichiamo ora che tutte le indicazioni raccolte durante i lavori di ben dieci incontri vengano tenute in considerazione dalle Autorità, e che siano discusse nella riunione della Commissione mista permanente per l'idro-economica che si terrà a giugno e che vedrà le Autorità italiane e slovene confrontarsi sui temi della gestione del fiume e delle sue portate.

Luca Cadez

Responsabile del Territorio