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Dopo l'aggressione al disabile, ingiurie e minacce sul web

COMUNICATO STAMPA

Dopo l'aggressione al disabile, ingiurie e minacce sul web. Inaccettabile violenza verbale espressa da alcuni “appassionati” di trial ed enduro 

Per il socio della sezione del CAI di Tolmezzo, rimasto vittima in Carnia di un'aggressione da parte di motociclisti sorpresi a percorrere sentieri di montagna, le traversie non sono finite. Alle conseguenze fisiche e morali delle violenze subite si sono aggiunti adesso i pesanti commenti espressi sul web da parte di alcuni “appassionati” di trial ed enduro.

I FATTI

Lo scorso 13 agosto Roberto De Prato, noto per alcune battaglie in difesa dei diritti dei disabili, si trovava a 1800 metri di altitudine, in località Valsecca, sui monti sopra Ravascletto, in quanto coadiuvante dell'azienda agricola gestita dalla moglie che ha in affitto i pascoli ricadenti sulla proprietà regionale. Avendo notato un gruppo di motociclisti che percorrevano illegalmente i sentieri contrassegnati dai segnavia CAI 154 e 152, tra il Laghetto di Crasulina e il Monte Valsecca, De Prato li riprendeva con la sua macchina fotografica e si piazzava con il quad che deve utilizzare in quanto colpito da disabilità motoria, allo sbocco del sentiero. Una volta raggiunto, doveva però subire le rimostranze di due dei motociclisti, probabilmente risentiti anche per essere stati sorpresi su un percorso a loro vietato, ricadente oltretutto in una zona ZPS di protezione ambientale. Uno di essi, in particolare, dopo aver riconosciuto l'autore degli scatti fotografici ed essersi assicurato che fosse solo, aveva inveito contro di lui, minacciandolo e scaraventandolo a terra dal quad.

Il malcapitato, abbandonato sul posto, era rimasto dolorante a terra per oltre mezz'ora, impossibilitato a muoversi, fino a che era stato raggiunto dalla moglie e da un gruppo di escursionisti sloveni di passaggio che avevano subito allertato i soccorsi. Viste le condizioni generali e le problematiche della persona colpita era stato quindi necessario il trasporto in elicottero all'ospedale di Tolmezzo, dove, fortunatamente, non erano state riscontrate fratture o lesioni gravi. Dopo ulteriori accertamenti la prognosi di guarigione dagli urti subiti nella caduta era però salita a oltre una quarantina di giorni, fatte salve ulteriori complicazioni.

Sull'episodio, particolarmente odioso perché rivolto contro un disabile, hanno indagato nelle scorse settimane i carabinieri di Comeglians che avrebbero ormai individuato i responsabili, tutti residenti in zona. Nel frattempo, però, si è scatenata sui social network un'indegna gazzarra che ha visto un susseguirsi di ingiuriosi commenti e minacce nei confronti di De Prato e attacchi che non hanno risparmiato le stesse associazioni ambientaliste. C'è chi ha contestato la ricostruzione dei fatti, ribaltando completamente le responsabilità dell'accaduto, chi ha messo in discussione le condizioni fisiche di De Prato e la sua disabilità, chi, addirittura, si è rallegrato per quanto accaduto e gli augura qualche cosa di peggio. Fatti inaccettabili, provenienti da una parte di quel mondo di “appassionati”  di trial ed enduro cui appartengono evidentemente i responsabili dell'aggressione.

A questi comportamenti bisogna porre un freno e dare una risposta immediata, partendo da alcune necessarie considerazioni.

IL COMMENTO

Che il transito di veicoli a motore su sentieri e percorsi di montagna a loro interdetti stia diventando sempre più invasivo e preoccupante lo testimoniano non solo alcune recenti prese di posizione a livello locale (vedi, ad esempio, le proteste del Parroco di Tolmezzo e di due presidenti delle Consulte Frazionali del capoluogo carnico per il danneggiamento di vari itinerari pedonali, compreso quello che porta all'antica Pieve di San Floriano, sopra Illegio), ma lo stesso editoriale con cui il Presidente Generale del Club Alpino Italiano ha aperto il numero di agosto della rivista nazionale dell'associazione. Che l'atteggiamento degli “appassionati” di trial ed enduro colti in flagrante fosse diventato poi sempre più arrogante e offensivo nei confronti di chi li rimprovera o chiede semplicemente conto della loro presenza in luoghi in cui si potrebbe solo transitare a piedi è un altro dato di fatto. Mai, però, ci saremmo aspettati di dover commentare un episodio della gravità di quello accaduto in agosto in Carnia, sui monti tra Comeglians, Ravascletto e Cercivento.

E' un dato di fatto che varie zone della Carnia ed in particolare i sentieri nel gruppo del Monte Crostis, sono da tempo oggetto di periodiche “scorribande” da parte di motociclisti provenienti anche d'oltr'alpe. Nonostante le numerose segnalazioni e le denunce da parte delle associazioni ambientaliste e di singoli cittadini, pare, però, che ben poche siano le contravvenzioni elevate dalla forestale e da parte degli altri corpi di vigilanza. Capita, del resto, non di rado, anche per le strade di Tolmezzo, nominata città alpina 2017, di vedere circolare tranquillamente moto da enduro prive di targa o con la targa resa illeggibile. C'è, evidentemente, un problema di carenza di controlli oltre che di sanzioni troppo poco onerose nei confronti dei trasgressori.

A questo si aggiunge il fatto che vari enti ed amministrazioni locali concedono il patrocinio a manifestazioni motoristiche discutibilmente autorizzate in deroga alla legge regionale n. 15 del 1991 e alle sue successive modificazioni o che, addirittura, ne sostengano l'attività con la concessione di contributi. La conseguenza è che chiunque possieda una moto da enduro o da trial si senta in qualche modo incoraggiato ad utilizzarla sui percorsi fuoristrada. A ben guardare è la stessa mentalità di quei proprietari di terreni che si ritengono liberi di costruirci sopra qualunque cosa e di chi, detenendo un'arma, pensa di poterla utilizzare liberamente contro animali o, peggio, per farsi giustizia da sé. Anche se non è corretto colpevolizzare l'intera categoria, è evidente che una scarsa cultura della legalità accomuna molti praticanti di questi sport motociclistici ai bracconieri o a chi è responsabile dell'abusivismo edilizio.

La carenza di controlli e la conseguente mancata applicazione dei regolamenti e delle norme da un lato e la diffusione di questa cultura dell'illegalità dall'altro, finiscono per creare le condizioni perché accadano episodi estremi come quelli che hanno visto vittima il socio del CAI residente a Ravascletto. Molto grave è poi che attraverso le minacce e le offese diffuse dal web si cerchi di intimorire i cittadini onesti che chiedono semplicemente il rispetto e l'applicazione della legge.

Legambiente riprenderà nei prossimi giorni una campagna di sensibilizzazione che punta ad un maggior rispetto della natura e alla conservazione dei percorsi realizzati dall'uomo in montagna, ma ritiene anche indispensabile un confronto con le autorità per adeguare la normativa regionale in materia e assicurare un coordinamento tra più forze per reprimere gli abusi divenuti ormai troppo frequenti.

Tolmezzo, 3 ottobre 2017

 Marco Lepre – presidente Circolo Legambiente della Carnia



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