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Legambiente e Comitato NOCarbone Isontino: proposte per la riconversione della centrale a carbone

il carbone è finitoCOMUNICATO - Grande interesse e partecipazione di pubblico ieri sera all’incontro organizzato da Legambiente FVG, dal Circolo “Ignazio Zanutto” di Legambiente Monfalcone e dal Comitato NO Carbone Isontino, con l’adesione dei comitati dei Rioni cittadini, sul tema “IL carbone è finito. Che fare?” proposte per la riconversione della centrale A2a.  

La SEN (Strategia Energetica Nazionale) varata dal governo  nel novembre 2017, impone la dismissione delle centrali a carbone entro il 2025. Tale scadenza coincide con il termine dell’”Autorizzazione Integrata Ambientale” (AIA) della centrale monfalconese ed è pertanto estremamente urgente attivarsi da subito per la riqualificazione dell’intera area, per evitare che il sito venga abbandonato e provvedendo alla necessaria bonifica.

Di fronte all’interesse di una sala strapiena, a testimonianza di quanto il futuro del sito industriale stia a cuore dei cittadini, il presidente del circolo monfalconese di Legambiente, Michele Tonzar, nel presentare l’iniziativa, ha rivendicato il ruolo dell’associazione che fin dal 2012, con la proposta presentata allora, cerca di individuare delle soluzioni concrete e sostenibili per garantire un futuro “Green” per Monfalcone. Ha poi sottolineato l’importanza dell’adesione all’iniziativa da parte dei Rioni cittadini, affermando che una delle preoccupazioni di Legambiente è di conservare i posti di lavoro attuali. L’assessore all’ambiente del Comune di Monfalcone, Sabina Cauci, riproponendo i dati sanitari sugli effetti deleteri dell’inquinamento atmosferico, ha stigmatizzato  l’atteggiamento di A2a che, ha affermato, si sta sottraendo ad un confronto con il Comune sul progetto di riconversione. Ha aggiunto che la revisione dell’AIA, in base all’adeguamento alle nuove BAT europee, che doveva essere avviata a fine estate, non è mai partita in quanto la commissione esaminatrice non è stata nominata. Ha infine annunciato che è in preparazione una delibera della Giunta comunale sull’argomento.

Il Direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, partendo da alcuni punti focali che collocano la riconversione della centrale in un contesto mondiale, ha ricordato i contenuti degli accordi internazionali di Parigi della COP 21, ha citato la lotta tra Cina e USA per la supremazia mondiale nell’ambito delle tecnologie più avanzate per affrontare i cambiamenti climatici, le nuove direttive europee sull’Economia Circolare ed il  pacchetto energia-clima per la riduzione della CO2 al 2030. Ha poi ricordato che la SEN stabilisce l’uscita dal carbone al 2025 e la conseguente chiusura di 13 centrali, per le quali sono necessari dispositivi normativi vincolanti e valide alternative per le ricadute sui territori. Al termine dell’intervento, si è a lungo soffermato sulle proposte di Legambiente e Comitato NO Carbone Isontino, che tengono indissolubilmente legati tre elementi: ambiente, salute, lavoro.

Le proposte, che vogliono essere un contributo concreto per un progetto di riconversione che deve essere avviato immediatamente, sono le seguenti:  

Produzione e accumulo di energia: si propone di realizzare un parco Fotovoltaico che può arrivare almeno a 3 MW di potenza installata (circa 3 ettari), cui abbinare un sistema di accumulo (Storage); tenuto conto che  dalla centrale partono importanti linee di trasporto di energia, questo può essere un  elemento molto appetibile per l’insediamento di una centrale di accumulo, utilizzando un import di batterie dei veicoli elettrici  non più idonee per l’alimentazione delle  autovetture ma con un 30% di carica residua da sfruttare.  

Economia circolare: Accanto a questo si può prevedere un centro di recupero per le batterie esauste ma anche lo sviluppo di un centro di raccolta e trattamento dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che adesso vengono portate all’estero per il loro trattamento), con il recupero e riutilizzo di materiali che diventano risorse seconde.

Sviluppo del Porto: L'area è molto appetibile per il porto, possiede una banchina con circa otto metri di pescaggio che A2A gestisce autonomamente per l'attracco delle chiatte con il carbone ma, soprattutto, ampie aree retrobanchina (il carbonile e altre) che potrebbero ospitare, ad esempio, l'import di autovetture dalla Germania destinazione far east, che Monfalcone si è lasciata sfuggire a suo tempo a beneficio di Capodistria, proprio per mancanza di piazzali adeguati. La dotazione di una serie di servizi a contorno (lavaggio, montaggio di alcune parti, ecc) potrebbe garantire un'interessante opportunità occupazionale.

Ciafani ha sottolineato che, ovviamente, a queste ipotesi se ne possono aggiungere altre, ma ha chiarito che non saranno accettabili impianti come i termovalorizzatori e centrali a biomasse (che necessariamente utilizzerebbero un import di materiale proveniente da aree molto lontane). Sarà importante garantire uno spazio al protagonismo dei cittadini e l’attenzione delle istituzioni nel governare e stimolare questo processo.

A tale riguardo, concludendo la serie di interventi, l’assessore regionale all’ambiente Sara Vito ha confermato l’interesse della Regione per l’area monfalconese ed ha annunciato che verrà a breve ufficializzato il Tavolo tecnico istituito dalla Regione, con personalità di alto rilievo scientifico ed esperti di imprenditorialità locale, allo scopo di individuare degli scenari progettuali da concordare ed attuare.

Legambiente Circolo Ignazio Zanutto, Comitato NO Carbone Isontino

MONFALCONE 23 GENNAIO 2017

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