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Isonzo fiume sempre più sacrificato!

fiume Isonzo SocaCOMUNICATO, 27 novembre 2017

Da molti anni ormai, a cadenza periodica, sui quotidiani locali appare la proposta di realizzare un bacino di rifasamento sul fiume Isonzo a monte di Gorizia. Ricordiamo che la realizzazione di tale bacino fu proposta per la prima volta nell’ambito del trattato di Osimo, con lo scopo di rifasare i rilasci discontinui provocati dalla centrale idroelettrica di Salcano.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, è proprio il caso di dirlo: il clima è cambiato e la normativa in materia ambientale è progredita. Basti pensare alla Direttiva Europea 2000/60 sulla gestione delle acque e alla più recente Legge Regionale 11/2015 sulla difesa del suolo, che impongono di mantenere un buono stato ecologico dei corpi idrici e, di conseguenza, un minimo deflusso vitale.

Inoltre l’Autorità di Bacino dell’alto Adriatico, in collaborazione con la Regione, nel 2012 ha avviato un laboratorio, in cui sono stati coinvolti tutti i portatori di interesse, proprio per discutere sulla fattibilità della diga di rifasamento. Praticamente tutti i portatori di interesse si sono espressi negativamente, in quanto la nuova diga avrebbe un costo eccessivo e stravolgerebbe il corso d’acqua dal confine con la Slovenia a Gorizia, e quindi sono state formulate proposte alternative.

In tale contesto il comitato “Salviamo l’Isonzo” sta portando avanti una petizione europea con l’obiettivo di coinvolgere le Istituzioni dell’Unione Europea affinché si riesca ad imporre rilasci meno discontinui da parte dei gestori della traversa di Salcano.

Siamo convinti che i cambiamenti climatici ci costringeranno a una ridefinizione delle risorse idriche necessarie all’agricoltura, ma è importante prima ricordare alcuni numeri. A valle del ponte VIII agosto vengono prelevati 26 mq/s di acqua dei quali solo 6 vengono utilizzati dall’agro cormonese-gradiscano a fine agricolo, mentre il canale De Dottori a Sagrado preleva 21 mq/s di acqua dei quali solo 8,5 vengono utilizzati dall’agro monfalconese. Il resto serve alla produzione di energia idroelettrica. La portata minima rilasciabile dalla traversa di Salcano è di 12,5mq/s quindi per ora il problema si pone solo per gli utilizzi idroelettrici e soprattutto per il deflusso minimo vitale dell’Isonzo. Ma in un domani più o meno prossimo forse l’Isonzo non sarà più in grado di garantire l’acqua nemmeno per l’agricoltura, per cui sarà necessario rivedere le tecniche irrigue, favorendo quelle più efficienti come l’irrigazione a goccia, e limitarsi a coltivare piante meno idro-esigenti.

È importante infine sottolineare come sia fondamentale porre come primo obiettivo il miglioramento dello stato ecologico del fiume Isonzo. Solo un corso d’acqua in salute sarà in grado di fornire beni e servizi preziosi per la nostra comunità nel lungo periodo.

Associazione Ambientalista Eugenio Rosmann, Associazione Fiume Isonzo, Legambiente Gorizia, Legambiente Monfalcone.