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Biodiversità, aree tutelate e rurali

Un altro attacco alla tutela della natura

Una passeggiata tra le ere geologiche, la sorpresa delle tracce e dei versi degli animali invisibili ai più, la scoperta del rapporto tra la natura, i fatti storici e l'arte, la parafrasi del significato del bosco, la vita e la natura raccontata a vecchi e bambini.
Tutto questo e molto altro è il Centro didattico naturalistico di Basovizza del Corpo forestale regionale, un gioiello nato dalla caparbia volontà di uno sparuto gruppo di forestali innamorati del proprio lavoro e divenuto, con grande investimento di finanziamenti pubblici, uno dei migliori centri di divulgazione naturalistica della regione.
Non ci sono audioguide, ma agenti in divisa e scarponi che sanno trasferire al pubblico l'amore per la natura e per la sua conoscenza, appreso dopo lunghi anni di servizio sul territorio.
Non libri, quindi, ma conoscenza pratica. Toccare, sentire, leggere e guardare. Addirittura odorare. Un itinerario didattico avvincente e di livello assoluto.
Sono pochi ormai a non averlo visitato: vanta decine di migliaia di visite, conferenze, lezioni e iniziative di divulgazione.
Tutto questo, per l'assessore Violino, è evidentemente un dipiù.

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Le Associazioni ambientaliste diffidano la Regione FVG

GALLO FORCELLO E COTURNICE
LE ASSOCIAZIONI DIFFIDANO LA REGIONE

Tra 10 giorni si apre la caccia a coturnice e fagiano di monte, due specie a rischio estinzione dal territorio regionale. Lac, Lav, Lipu, Legambiente e Wwf intimano a Tondo di vietare l’esercizio venatorio e lanciano un appello on line

“Le scriventi associazioni intimano alla Regione Friuli Venezia Giulia, in persona del Presidente pro tempore, di provvedere immediatamente a vietare la caccia al fagiano di monte e alla coturnice su tutto il territorio regionale fintanto che non si ristabilisca una popolazione in grado di sopportare il prelievo venatorio. Si avvisa altresì sin d’ora che, diversamente da un tanto, si adiranno le vie giudiziarie più opportune a miglior tutela della fauna selvatica e dell'ambiente”: con queste parole si chiude la diffida inviata stamattina dalle associazioni ambientaliste al presidente della Regione Renzo Tondo, all’assessore Claudio Violino e, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente e alla Prefettura.

Un atto reso necessario dall’avvicinarsi dell’apertura della caccia a gallo forcello e coturnice che un recente decreto assessorile ha fissato tra il 16 ottobre ed il 13 novembre 2011: un decreto duramente attaccato dalle associazioni in quanto si limita a ridurre il periodo di caccia invece che sospenderla tout court, nonostante i dati di censimento forniti dalla stessa Regione mostrino chiaramente che la popolazione di queste due specie nell’ultimo decennio sono state, e sono tuttora, interessate da un inesorabile declino sebbene analoghi provvedimenti di limitazione dell’attività venatoria siano stati adottati sin dal 1999.
Fatto ancor più grave, il decreto si appoggia su una relazione sul successo riproduttivo dei galliformi a firma dell’Ufficio studi faunistici della Regione che, per giustificare l’attività venatoria, basa le proprie conclusioni sul censimento di soli 5 esemplari (cinque!) di coturnice, di cui 1 adulto e 4 giovani, e di 57 adulti e 72 giovani per il fagiano di monte.

“Il provvedimento in oggetto, pertanto - scrivono Lac, Lav, Lipu, Legambiente e Wwf nella diffida -, si ritiene possa mettere seriamente a repentaglio la sopravvivenza delle specie fagiano di monte e coturnice, stante l'assoluta esiguità dei soggetti censiti per le due specie”.  
Di qui la richiesta formale al presidente Tondo di chiusura della caccia, in quanto non compatibile con il principio della saggia utilizzazione (previsto dalle normative europee e nazionali e richiamato dall’art. 37 della legge regionale 13/2009) nonché con molte altre normative sulla tutela della fauna. Tra queste anche un recente articolo del Codice penale, il 727-bis, che in recepimento della Direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, ha introdotto ulteriori reati relativi all’uccisione di specie elencate nell’All.1 della Direttiva “Uccelli”, in cui compaiono anche il fagiano di monte e la coturnice.

Per dare forza alla propria richiesta, infine, le associazioni hanno lanciato un appello on line indirizzato al presidente Tondo ma inviato anche all’assessore Violino, al Ministero e a tutti i principali media locali chiedendo l’immediata sospensione della caccia alle due specie. “Signor Presidente – si legge nell’appello – non permetta che la coturnice e il fagiano di monte vengano per sempre cancellati dal nostro territorio. Non permetta che l'ostinazione a voler svolgere un'attività ludico ricreativa di interesse privato privi le generazioni future del privilegio di conoscere questi splendidi animali”.

Coturnice e Gallo forcello in drammatico calo in FVG: stop alle doppiette

CACCIA:

Wwf, Legambiente, Lac e Lipu minacciano azioni legali se la Regione non adotterà un provvedimento di sospensione della caccia alle due specie: i dati dicono chiaramente che stanno scomparendo dal territorio regionale.

“Fagiano di monte e coturnice si stanno avviando verso l’estinzione dal territorio regionale e l’assessorato che fa? Invece di sospenderne immediatamente la caccia adotta un provvedimento di limitazione dell’attività venatoria, identico a quelli già adottati negli anni passati che, dati alla mano, non hanno affatto arrestato il drammatico calo della popolazione di queste due specie in Friuli Venezia Giulia. Se la Regione non corre ai ripari siamo pronti ad una denuncia penale per omissione d’atti d’ufficio”.

L’avvertimento arriva dalle associazioni ambientaliste, pronte ad ogni iniziativa per impedire la scomparsa dal territorio regionale di due specie le cui popolazioni nell’ultimo decennio sono state, e sono tuttora, interessante da un inesorabile declino.

Andando ad analizzare i dati di censimento effettuati dalle riserve di caccia negli ultimi anni e pubblicati sul sito web della Regione (vedi file allegato), si scopre che dal 2007 la consistenza del fagiano di monte o gallo forcello è diminuita in regione di circa il 12% e nel tarvisiano di una misura dell'ordine del 20-25%. Alcuni distretti del tarvisiano, addirittura, non lo censiscono nemmeno più (e tra questi c’è anche l'Azienda faunistico venatoria Picco di mezzodì, di proprietà della Regione!).

Se si vanno poi a vedere i dati pubblicati dalla Regione nel Piano faunistico adottato in via preliminare (disponibili sul sito www.cacciafvg.it) si vede che il gallo forcello nel 1955 aveva una consistenza stimata in Friuli di 7-10mila individui a fine estate, ridotti a 5600-6000 nel 1989 e 4500-5500 nel 2002.

Non parliamo poi della cuturnice, la cui diminuzione è ovunque dell'ordine del 20% nell'ultimo triennio e la cui situazione pare ormai drammatica.

Di fronte a tutto ciò, la Regione che fa? Adotta un decreto, come quello emanato dall’assessorato all’agricoltura e pubblicato sul Bur del 14 settembre 2011, di limitazione della caccia alle due specie, senza quantificarla, semplicemente posticipando l’apertura della stagione venatoria al 16 ottobre 2011. “Si noti – attaccano gli ambientalisti – che questo decreto è la reiterazione ennesima di altri precedenti, che si ripresentano puntualmente ogni anno addirittura dal 1999. Allora sorge spontanea una domanda: se le limitazioni servono per conservare la fauna ma questa non si riprende mai, anzi continua a diminuire (e infatti il decreto viene rinnovato), non è forse oramai attestato che la caccia a queste specie non è compatibile con il principio della saggia utilizzazione previsto dalle normative europee e richiamato dall’art. 37 della legge regionale 13/2009?”. 

Il suddetto articolo prevede che l'Amministrazione regionale accerti “che l'attività venatoria (..), quale risulta dall' applicazione delle disposizioni nazionali e regionali in vigore, rispetti i principi di una saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente equilibrata delle specie di uccelli interessate e sia compatibile, per quanto riguarda il contingente numerico delle medesime, in particolare delle specie migratrici, con le disposizioni derivanti dall'articolo 2 della direttiva 79/409/CEE”.

“Allora la Regione – si chiedono le associazioni - in che modo ottempera a quest’obbligo di legge? Non è forse l'ora di modificare il calendario venatorio vietandone la caccia?”.

“Se l’assessore non chiuderà immediatamente la caccia a coturnice e gallo forcello – concludono Wwf, Legambiente, Lac e Lipu – siamo pronti a rivolgerci a Bruxelles segnalando la violazione delle direttive comunitarie e alla Magistratura per verificare la sussistenza di ipotesi di illecito ambientale, ai sensi della direttiva che regolamenta la responsabilità penale in campo ambientale”.

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