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Le Bandiere Verdi e Nere 2017 in FVG

logo ca 216x157Legambiente FVG in occasione del 3^ summit nazionale delle bandiere verdi che si è svolto a Prato di Resia il 15 e 16 luglio ha consegnato 5 bandiere verdi e segnalato 2 nere.Bandiere verdi, con quale logica? Sono state premiate le esperienze di tutela delle risorse, in partcolaredella risorsa ‘acqua’ e relativo ecosistema, e la promozione di economie sostenibili con una attenzione particolare ai giovani e ai processi che coinvolgono una pluralità di persone. Dal 2002 con la campagna d'informazione "La Carovana delle Alpi", Legambiente difende e promuove il territorio alpino, un'ecosistema fragile minacciato da uno sfruttamento eccessivo delle risorse.

Una delle iniziative è l’individuazione e consegna delle bandiere verdi e nere a soggetti pubblici e privati per le azioni virtuose condotte (verdi) o per gli impatti negativi generati (nere). Legambiente FVG in occasione del 3^ summit nazionale delle bandiere verdi che si è svolto a Prato di Resia il15 e 16 luglio ha consegnato 5 bandiere verdi e segnalato 2 nere. Bandiere verdi, con quale logica? Sono state premiate le esperienze di tutela delle risorse, in particolare della risorsa "acqua" e relativo ecosistema, e la promozione di economie sostenibili con una attenzione particolare ai giovani e ai processi che coinvolgono una pluralità di persone. Eccole in sintesi.

 

BANDIERE VERDI

  • ALL’AZIENDA AGRICOLA ZORE DI ALESSIA BERRA, PLATISCHIS. Un esempio di ritorno alla terra dei giovani, tanto più significativo perché effettuato in una delle località più marginali della montagna friulana con produzioni di qualità (trasformati del latte di capra) in filiera corta. L’azienda, attenta al benessere animale, ha creato 3 posti di lavoro e migliorato il contesto ambientale e paesaggistico circostante. I prati e i pascoli otterranno la prossima primavera la certificazione biologica.
  • AL CONSORZIO VICINALE DI PONTEBBA NOVA, per lo sforzo, anche progettuale, che il consorzio e il suo giovane Consiglio di amministrazione sta facendo per gestire la proprietà collettiva integrando, in modo sostenibile, le attività agro-silvo-pastrali e, in futuro anche esperienze di turismo dolce ed esperienziale. Dopo tanto cemento in valle e ipotetiche funivie, un progetto a misura di territorio.
  • ALL’ASSOCAZIONE FONDIARIA “VALLE DELL'ERBEZZO”. La costituzione di una associazione fondiaria volontaria fra i proprietari può consentire il recupero delle aree prative e forestali, contribuendo in tal modo alla creazione di lavoro e alla preservazione del tradizionale paesaggio delle Valli. Significativo il supporto del Comune di Stregna. AD ARAN COSENTINO. Nonostante la sua giovane età (15 anni), ha profuso, con delicatezza, molto impegno nella battaglia, vinta, in difesa delle acque del torrente Alberone (GO) dallo sfruttamento idroelettrico. Lo ha fatto usando i social e “l’amore per la natura”, comunicato con immagini e commenti di qualità.
  • All’ing. DINO FRANZIL e ai RICERCATORI dell'ISMAR-CNR di Bologna, per gli studi propedeutici ad un progetto di rinaturazione del Lago di Cavazzo che prevede che le acque fredde e limose, in uscita dalla centrale vengano convogliate, mediante by pass a valle del lago, “isolando” pertanto la Centrale dal Lago. In questo modo è possibile garantire la produzione di energia e riportare il bacino al suo stato naturale

BANDIERE NERE

  • AL COMUNE DI OSOPPO, per l’approvazione di una variante che consente l’asfaltatura dell’aviosuperficie, e il probabile impatto sull’unica colonia di grifoni dell’arco alpino presente nella Riserva naturale di Cornino. Oltre ad accrescere il consumo di suolo (20.000 mq), l’intervento, se realizzato, accrescerà la probabilità, nel tempo, di un progressivo incremento dei voli di aerei di piccola taglia e relativi impatti sulla colonia. L’area interessata dall’intervento si trova infatti a circa 3 km dalla riserva.
  • AI PREDATORI DEI BOSCHI DELLA CARNIA. Si registra in diverse aree della montagna e del pedemonte un “sovra-sfruttamento” della risorsa bosco, spesso operato da parte di alcune aziende d’Oltralpe che devastano le piste con bilici e macchinari di grande taglia e massimizzano i benefici economici a scapito di altri servizi ecosistemici. Tutto ciò può aprire la strada a successivi dissesti.