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Abusivismo e aggressioni

enduro 1024x681Per Legambiente l'assenza di controlli e la tolleranza verso le infrazioni hanno raggiunto ormai un livello inaccettabile   La Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata fin dal 1991 di una legge che regolamenta il transito dei veicoli a motore sui percorsi di montagna sottoposti a vincolo idrogeologico e ambientale. Se lo ha fatto è fondamentalmente per perseguire due obiettivi sacrosanti: uno di tutela della natura e dell'ambiente, l'altro di sicurezza e di non intralcio nei confronti delle attività forestali, agricole e di allevamento che utilizzano la viabilità minore per esigenze di lavoro. Dovrebbe essere quindi preciso impegno e interesse della gente di montagna e degli amministratori locali fare in modo che la legge venga rispettata.  

A distanza di ventisette anni la situazione che si è venuta a creare è invece secondo Marco Lepre, responsabile regionale di Legambiente per la Montagna, particolarmente preoccupante. “Ci troviamo davanti ad un diffuso abusivismo, che coinvolge singoli individui e piccoli gruppi di motociclisti provenienti anche dall'Austria. Qualche tempo fa lo stesso Parroco di Tolmezzo ha dovuto segnalare la presenza di moto da enduro lungo l'itinerario storico che conduce alla Pieve di San Floriano, sopra Illegio. Il problema è che non ci si limita a danneggiare i sentieri e le mulattiere frequentati dagli escursionisti, ma che si sono create delle vere e proprie piste abusive fin all'interno  di aree boschive”.   Questo risultato è il duplice effetto di una insufficiente e spesso assente opera di controllo e repressione del fenomeno da un lato e della tolleranza, se non addirittura l'aperto sostegno, anche finanziario, nei confronti di manifestazioni sportive, come il Trofeo di Enduro svoltosi ad Ampezzo domenica 6 maggio e non competitive, come ad esempio la “Motocavalcata delle Alpi Carniche”, annunciata per il prossimo mese di giugno. Si è creato un circolo vizioso: il fatto che periodicamente vengano autorizzate in deroga alla legge manifestazioni che coinvolgono qualche centinaio di partecipanti stimola poi i singoli a frequentare durante tutto l'anno itinerari che hanno le stesse caratteristiche tecniche.  “Fino a qualche anno fa se ti imbattevi in un motociclista lungo un sentiero questi se la dava a gambe o cercava di scusarsi e di giustificare in qualche modo una presenza in un luogo a lui interdetto. Oggi se fai notare a qualcuno che non si può circolare senza targa e che la legge gli vieta la presenza su certi percorsi rischi come minimo di venire insultato. Roberto De Prato, un socio del  CAI con problemi di disabilità motoria, è stato aggredito lo scorso agosto a 1800 metri di altitudine, dopo aver fotografato due motociclisti che percorrevano abusivamente un sentiero in una zona di tutela ambientale”.  Della vicenda si è occupata recentemente anche “Montagne 360” la rivista nazionale del Club Alpino Italiano che ha sottolineato le vergognose minacce e gli insulti che De Prato ha dovuto subire in seguito anche sul web.   A breve due “appassionati motociclisti” saranno chiamati a rispondere davanti ad un Giudice di quanto è avvenuto. Uno di essi figurava tra gli organizzatori della “Motocavalcata delle Alpi Carniche” e apparteneva al Moto Club che si faceva garante del rispetto della legge. Legambiente si augura che di fronte a fatti di tale gravità le autorità compiano adesso una seria riflessione.