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Legambiente senza sede: dalla scorsa settimana arredi, archivio e documenti in uno scantinato

Logo Circolo Carnia 160x160Legambiente ha festeggiato lo scorso anno i suoi 30 anni di presenza in Carnia. Lo fece, come si ricorderà, organizzando in Val Resia il “summit” nazionale delle “bandiere verdi” ed un convegno sul turismo sostenibile. Quella, rappresentata dal “cigno verde”, può essere definita ormai  un'associazione "storica", l'ultima rimasta - se si esclude il CAI - ad occuparsi di ambiente nel territorio montano. Tra le molteplici attività intraprese ricorderemo solo l'esperienza dei “Campi di Volontariato”, che hanno portato in questi anni da altre regioni d'Italia oltre 600 persone a soggiornare nei nostri paesi e a conoscere e a fare qualcosa di utile per il nostro territorio. Però …

però dalla scorsa settimana il circolo della Carnia, Val Canale e Canal del Ferro si ritrova praticamente sulla strada, senza una sede degna di questo nome. Come mai? Lo abbiamo chiesto a Marco Lepre, che da qualche anno è il presidente di Legambiente Carnia.  La sede logica di un'associazione come la nostra, nata in Carnia e che opera in tutto il territorio montano, non può che essere Tolmezzo, se non altro per la sua posizione baricentrica. Qui, in effetti, siamo stati ospitati, pagando un regolare affitto, in locali messi a disposizione dal Comune, dai primi anni Novanta fino al 2006.  Poi cos'è successo?  Abbiamo subito una vera e propria “ritorsione”. Dato che le avevamo assegnato una “bandiera nera” per le politiche attuate in campo urbanistico, l'Amministrazione guidata da Sergio Cuzzi pensò bene di “farcela pagare” e nel momento in cui giunse a scadenza la convenzione per l'utilizzo dei locali ci comunicò che non aveva intenzione di rinnovarla. Preferì, in sostanza, rinunciare ad introitare il canone che versavamo e tenere una stanza vuota piuttosto che continuare a darci ospitalità, alla faccia dei principi affermati nello Statuto comunale.

Una scorrettezza istituzionale e una vera ingiustizia.  Da allora dove siete stati sistemati?  (vedere foto allegate)

Rivolgemmo un appello agli altri Comuni e, fortunatamente, trovammo aiuto dall'Amministrazione Comunale di Cavazzo Carnico che ci assegnò in affitto un locale. Si è trattato comunque, per tutta una serie di limiti (perifericità, mancanza di servizi igienici, etc.), di una sistemazione poco adeguata, che abbiamo utilizzato soprattutto come deposito per il nostro materiale. Quella che doveva essere una soluzione provvisoria si è però rilevata più duratura del previsto, anche perché la richiesta di rientrare a Tolmezzo, avanzata fin dal 2014 alla nuova Giunta guidata da Francesco Brollo, non trovava risposta. Così siamo arrivati allo scorso anno, quando ci è stato comunicato che da questo 23 agosto avremmo dovuto lasciare libero il locale di Cavazzo per esigenze dell'Amministrazione Comunale e ci siamo nuovamente rivolti alla Città di Tolmezzo.  Che ha risolto le vostre esigenze?  Direi di no, perché, dopo alcune ipotesi e sopraluoghi, solo su nostra insistenza siamo riusciti a depositare arredi, attrezzature e documenti vari in uno scantinato delle vecchie Scuole Elementari di via Battisti che si trova in condizioni tali che l'Amministrazione non intendeva nemmeno proporcelo. Ringraziamo per la concessione, ma, ovviamente, questa per noi è una soluzione di estrema emergenza, che ci auguriamo possa essere presto sostituita da un locale adeguato e decoroso.  Cosa comporta per voi questa situazione? E chi ci rimette?  E' molto semplice. Non avere una sede adeguata significa per noi non essere messi nelle condizioni di operare normalmente, come dovrebbe essere assicurato a tutte le associazioni di volontariato. Non possiamo riunirci, a meno di pagare varie decine di euro per l'utilizzo di una sala anche solo per un paio d'ore. Per incontrare i cittadini siamo costretti ad utilizzare i bar. Le nostre riviste, i documenti ed il prezioso archivio che raccoglie materiali sulle principali battaglie ambientaliste combattute in Carnia negli ultimi trent'anni (dalle discariche alla raccolta differenziata, dal dissesto idrogeologico allo sfruttamento idroelettrico) non sono consultabili e giacciono in uno scantinato umido e buio. Questo è un danno per tutta la comunità e, parlando anche da ex assessore comunale, mi sembra qualcosa di cui mi vergognerei.  Già, Tolmezzo è stata riconosciuta "città alpina per il 2017" proprio per l'impegno nel settore culturale ... Da chi vi aspettate allora un aiuto?  Oltre che al Comune di Tolmezzo ci eravamo rivolti anche all'U.T.I.. Mi dispiacerebbe dover rivolgere un nuovo appello per sistemarci altrove e constatare che niente è cambiato rispetto alla situazione del 2006. La cosa che mi risulta incomprensibile è che con due Caserme vuote, il Palazzo del Tribunale praticamente libero e vari edifici in proprietà, a Tolmezzo non si trovino dei locali adatti alle nostre esigenze, da condividere eventualmente anche con altre associazioni. Nei vari sopraluoghi ci siamo resi conto di una situazione molto diversificata, con associazioni che si trovano nelle condizioni economiche migliori che vengono favorite perché sono disposte a pagare. Non mi sembra corretto, un ente pubblico dovrebbe fare anche altre valutazioni. Ripeto, abbiamo sempre versato le somme che ci sono state richieste e continueremo a farlo. ma voglio anche sottolineare un aspetto che probabilmente in pochi conoscono. A differenza di altri, che pur lo fanno legittimamente, non beneficiamo del riparto dei contributi che i Comuni assegnano ogni anno alle associazioni locali. Per nostra scelta, fino ad oggi non riceviamo un euro al di fuori dei progetti specifici che proponiamo alla Regione o agli enti locali e per i quali documentiamo le spese sostenute. La nostra principale fonte di finanziamento sono le quote versate dai soci e dai “volontari” che appartengono a Legambiente. Non “pesiamo” sui bilanci dei Comuni e sulla comunità, ma, evidentemente, per qualcuno siamo considerati un “peso”!  

 

Tolmezzo, 26 agosto 2018

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