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Due giornate sul ghiacciaio- L'iniziativa di Legambiente sui cambiamenti climatici

cambiamenti climaticiIn coincidenza ed in appoggio allo sciopero mondiale per il clima dello scorso venerdì 27 settembre, Legambiente ha deciso di non limitarsi alla partecipazione alle manifestazioni che si sono svolte in numerose città italiane e ha proposto una specifica iniziativa volta a sottolineare la situazione dei territori alpini.

Uno dei fenomeni più evidenti e preoccupanti del riscaldamento globale è dato, infatti, dallo scioglimento dei ghiacci e questo, come dimostrano gli avvenimenti saliti alla ribalta della cronaca proprio in questi giorni sul versante italiano delle Grandes Jorasses, riguarda sia le aree attorno ai Poli, che un ambiente particolare e delicato come quello delle nostre Alpi. Sull'esempio del “funerale per il ghiacciaio scomparso”, svoltosi in Islanda qualche settimana fa, si sono organizzati così in varie località - il Lys in Valle d'Aosta, il Monviso in Piemonte, lo Stelvio tra Alto Adige e Lombardia, il Brenta in Trentino, la Marmolada in Veneto ed il Montasio in Friuli Venezia Giulia - dei “requiem” per dei monumenti paesaggistici e naturali che rischiamo di perdere per sempre. Gli esperti del CNR hanno calcolato che i ghiacciai delle Alpi si sono dimezzati nell’ultimo secolo e che entro il 2050, se non interverranno a breve termine modifiche significative nella riduzione delle emissioni di CO2, quelli posti al di sotto di 3.500 metri di altitudine sono destinati a sparire.

Non possiamo far finta di niente. Oltre alla perdita di biodiversità e di paesaggi ed ambienti unici, questo è un segnale dei terribili cambiamenti che ci aspettano a livello planetario. Sul versante italiano delle Alpi Giulie, ai piedi della parete Nord della montagna prediletta da Julius Kugy, si trova il ghiacciaio situato alla quota più bassa dell'intero arco alpino. Rispetto ai suoi “fratelli” più grandi e famosi, quello del Montasio ha dimostrato finora, grazie alla sua disposizione e all'accumulo garantito dalle slavine nel periodo invernale, una maggior “resilienza” e uno stato di salute meno grave. Il nostro ghiacciaio per ora “resiste, resiste, resiste”, ma fino a quando? Salire al suo “capezzale”, in un ambiente naturale straordinario, ci ha resi ancor più consapevoli della necessità di rompere l'assedio a cui è sottoposto.

Il ghiacciaio del Montasio ci chiede in sostanza di passare al contrattacco, di denunciare - come ha fatto Greta Thumberg - tutti i negazionisti e gli amici dei negazionisti del riscaldamento globale e di pretendere dalle istituzioni, oltre che praticare nei nostri comportamenti quotidiani, la rinuncia a tutte quelle politiche e scelte che non sono più sostenibili né giustificabili. Per chi qui vive e per chi ama la montagna, questo significa innanzitutto rispettarla e tenere ben lontano dalle sue vette tutto quello che di negativo produce la città: cementificazione, inquinamento, rumore, dispersione di rifiuti, transito di veicoli a motore. Le due giornate sul ghiacciaio si sono svolte secondo i programmi.

Venerdì 27 la salita è avvenuta dalla Val Saisera e ha visto la partecipazione di appassionati, tra i quali il consigliere comunale di Tarvisio Stefano Floreanini e di una classe con indirizzo ambientale dell'ISIS Solari di Tolmezzo, che analizzerà un campione di ghiaccio appositamente prelevato. L'associazione culturale “Età dell'Acquario – Tree House” di Tarvisio ha curato invece le riprese video. Nonostante le iniziali condizioni meteo non proprio ideali di domenica mattina, anche il programma della seconda giornata è stato rispettato. Al Rifugio Grego i convenuti hanno potuto ascoltare le interessantissime relazioni di Daniele Moro (responsabile servizio Neve e Valanghe della Regione) e di Giovanni Andrea Baldassi (autore, qualche anno fa, di una tesi di laurea proprio sul ghiacciaio del Montasio), che hanno proiettato dati statistici e immagini storiche. Dopo l'apprezzato intervento musicale di Sergio Zarabara (che ha eseguito alla chitarra brani tratti dalla colonna sonora di "In the wild"), i partecipanti, tra i quali rappresentanti della Commissione Tutela Ambiente Montano del CAI, approfittando del miglioramento delle condizioni meteorologiche e della visibilità, sono saliti al bivacco Stuparich e da lì al ghiacciaio.

Nel pomeriggio, i più "allenati" sono rientrati al rifugio Grego passando per la cima dello Jof di Somdogna, dalla quale si ha una splendida visione frontale del ghiacciaio.