Questo sito internet utilizza i cookie
per analizzare il nostro traffico e fornire le funzioni dei social media. Se continui ad utilizzare questo sito web o fai clic su “Ho capito” acconsenti ai nostri cookie.

 

Sei qui: Home Circoli Carnia-Val Canale Disastro del Lumiei: e adesso Edipower paghi i danni

Disastro del Lumiei: e adesso Edipower paghi i danni

DISASTRO DEL LUMIEI. LE ASSOCIAZIONI: “E ADESSO EDIPOWER PAGHI I DANNI”

LEGAMBIENTE, COMITATO PER LA TUTELA DELLE ACQUE DEL BACINO MONTANO DEL TAGLIAMENTO E WWF CHIEDONO UN VERO RIPRISTINO AMBIENTALE E LA QUANTIFICAZIONE DEL DANNO AMBIENTALE A NORMA DI LEGGE.

“Dopo i danni provocati al torrente Lumiei e al fiume Tagliamento dalle operazioni di svasamento del bacino di Sauris operate da Edipower nel mese di febbraio, si proceda ad un VERO RIPRISTINO AMBIENTALE – non ad un semplice “risciacquo” delle acque superficiali – e alla QUANTIFICAZIONE DEL DANNO AMBIENTALE AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 152/2006”: sono queste le richieste espresse oggi dalle associazioni Legambiente, Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento e WWF nel corso di una conferenza stampa congiunta indetta alla vigilia della Conferenza dei servizi convocata domani dalla Regione e nel corso della quale Edipower presenterà le proprie proposte per riparare il danni causati.

Alla conferenza ha partecipato – oltre ad EMILIO GOTTARDO della segreteria regionale di Legambiente, FRANCESCHINO BARAZZUTTI del Comitato, ROBERTO PIZZUTTI, presidente di WWF Friuli Venezia Giulia e FULVIO MATTIONI di Assieme per il Tagliamento – anche l’ing. ANDREA GOLTARA, direttore del CIRF Centro italiano di ricostituzione fluviale, associazione nazionale che si occupa di riqualificazione ecologica dei fiumi. Quest’ultimo ha ricordato come la produzione di energia idroelettrica sia uno dei principali motivi di peggioramento dello stato dei fiumi e torrenti alpini e che quanto avvenuto sul Lumiei possa e debba rappresentare un’occasione per richiedere una modifica dei regimi idraulici e dei rilasci, tale da poter garantire un miglioramento dello stato dei fiumi e torrenti alpini già messi a dura prova dalle derivazioni idroelettriche.

Un concetto ripreso dalle associazioni che hanno indetto la conferenza stampa, convocata il giorno prima della conferenza dei servizi proprio perché “abbiamo il timore – ha detto Gottardo – che la proposta di “ripristino” di Edipower sia quella di dare semplicemente una ripulita, una “risciaquata” alle acque infangate, condita con qualche immissione di trota marmorata. Ma questo non è ripristino: ripristino significa ricostituire le condizioni quo ante, l’ecosistema fluviale pre-esistente, nel più breve tempo possibile”. “Sia dalla presa di Caprizzi che dalla diga – hanno precisato le associazioni – è necessario AUMENTARE IL RILASCIO IN ALVEO, SIA NEL LUMIEI CHE NEL TAGLIAMENTO, DELLE ACQUE DESTINATE AL DEFLUSSO MINIMO VITALE per fare sì che la maggiore massa d’acqua consenta di asportare i materiali fini che si sono depositati tra sasso e sasso e PER RISTABILIRE NEL PIÙ BREVE TEMPO POSSIBILE, GRAZIE ALLA RICOSTITUITA CONTINUITÀ IDRAULICA, LE BASI FISICHE E AMBIENTALI MIGLIORI PER LA RICOSTITUZIONE DELLE POPOLAZIONI BENTONICHE DISASTRATE”.

Infine, le associazioni hanno annunciato che procederanno nei confronti di Edipower, richiedendo allo Stato di attivare la procedura di Valutazione del Danno Ambientale così come prevista del D. Lgs 152/2006.

Una quantificazione – hanno chiarito le associazioni – che non si può limitare alla conta dei pesci morti ma che deve tenere conto degli EFFETTI DIRETTI E INDIRETTI (tra questi ultimi è il caso, ad esempio, delle IMPRESE TURISTICHE E DI TUTTO L’INDOTTO COLPITO dal diminuito afflusso turistico conseguente all’alterazione dell’ambiente fluviale) nonché dei DANNI IRREVERSIBILI, come per esempio l’estinzione (nel caso di specie non si tratta di estinzione definitiva, ma di temporanea sparizione: 1-2 anni?) di molte specie, soprattutto di quelle non immettibili dall’uomo (pesci e macrovertebrati non allevabili). Tale sparizione è rafforzata, nel caso di specie, dal periodo in cui è avvenuto la svasamento, in pieno periodo di riproduzione dei salmonidi comportando l’eliminazione della generazione 2013, oltre che di tutte quelle adulte e giovanili precedenti.