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Servono alternative a supermercati e centri commerciali

I dati sulla grande distribuzione apparsi su Il Piccolo alcuni giorni fa non fanno che consolidare l'idea che con iper-super e mini-mercati siamo al limite; forse già oltre. Prova ne è che anche gli ultimi aperti a Capriva e Cormons lungo la regionale 56 raramente li si vedono pieni, basta osservare i parcheggi in ora di punta. E nel caso del centro commerciale di Capriva, dove sono disponibili anche altri spazi commerciali, fin'ora nessuno li ha ancora occupati.

Ma i progetti non mancano, così dopo il centro commerciale di Gorizia di via Terza Armata ipotizzato 14 anni fa – da Legambiente già definito altare al consumo di suolo – sono in progetto altre aree per la distribuzione a San Lorenzo e Farra, in questo caso almeno non su suoli agricoli ma dentro aree militari dismesse. Un commercio che però oramai ci pare saturo e che ha già fatto in molti casi danni sottraendo – assieme ai ben più grandi centri commerciali – importati superfici rurali, rovinato il paesaggio, e fatto danni al piccolo commercio. Per fortuna che qualcuno va controcorrente, e così stiamo assistendo ad un crescente interesse nei confronti dei mercatini e dei prodotti del territorio. Importanti i casi dei mercati “Campagna Amica” della Coldiretti che stanno riscontrando un buon successo in diverse località della provincia, o quelli dei tanti orti urbani realizzati nella nostra regione.

Certo è che sempre di più la gente sente di dover tornare un po' alle origini, e di riacquistare un legame con il territorio in cui abita, sedimento di tradizioni e cultura. Ma che è anche risorsa che deve tornare ad essere valorizzata per la produzione di beni alimentari a vantaggio dell'ambiente (meno trasporti uguale meno emissioni), della sovranità alimentare, dell'occupazione, e della salvaguardia del paesaggio agrario. Da questo punto di vista sarebbero opportune – secondo Legambiente – politiche di valorizzazione e sostegno oltre che di coordinamento fra gli enti preposti.