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Corso del Popolo sia pedonale! La città non faccia passi indietro

Monfalcone, 25 giugno 2013

L’incontro organizzato dall’Ascom sul futuro di Corso del Popolo non può che preoccupare per le proposte che sono state presentate. Eravamo convinti che l’Amministrazione comunale avesse maturato da tempo la convinzione che la via fosse da destinare alla pedonalizzazione; anche perché lo abbiamo sentito dichiarare più volte negli anni. Al termine del suo intervento, il Presidente dell’Ascom, Paolo Bratina, ha esplicitamente dichiarato che gli obbiettivi dei commercianti (si spera non di tutti) sono, nell’ordine: a) evitare la pedonalizzazione del Corso b) togliere la corsia preferenziale ai mezzi pubblici c) aumentare i parcheggi nel centro città. In pratica, tutto il contrario di quello che succede nelle città del centro-nord Europa, dove la qualità della vita e dei servizi e in modo indiscusso, migliore, e in controtendenza rispetto alla necessità di favorire la mobilità dolce, pedonale, ciclabile, con il mezzo pubblico.

 

Premesso che le difficoltà che vive il commercio cittadino in questa fase storica non ci può non interessare, si tratta però di evitare superficialità, di fare proprie analisi semplificate che vedono nelle aree pedonali la causa di tali difficoltà; non c’è alcun dato a sostegno di questa tesi, anzi, i centri storici delle città hanno cominciato a rivivere proprio grazie a scelte, neanche troppo coraggiose, di chiudere la circolazione alle automobili, favorendo il riappropriarsi degli spazi cittadini da parte dei pedoni. E comunque, oltre al legittimo diritto di esprimersi da parte dei commercianti, ci sono anche i diritti di pedoni, ciclisti, cittadini comuni che non possono essere ignorati.
In ogni caso, finora è stata più che sperimentata la fase in cui il Corso è stato aperto al traffico veicolare (con i risultati che si conoscono), ora va rivendicato il diritto di poter sperimentare la fase due, quella cioè di un Corso del tutto pedonalizzato e riqualificato, sia nella qualità degli esercizi commerciali, nelle facciate dei palazzi che vi si affacciano e nell’arredo urbano. Si deve aggiungere che, se si voleva consentire l’accesso alle automobili e non invece creare le condizioni affinchè il Corso divenisse una sorta di vetrina per la città, non è comprensibile il senso della spesa di più di mezzo milione di euro nel rifacimento del manto stradale; sarebbe stato sufficiente una semplice asfaltatura, con un bel risparmio per tutta la comunità!
Nel corso dell’incontro i tecnici hanno successivamente ipotizzato (l’architetto Urban si può dire abbia “caldeggiato”, per come l’ha presentata) una scelta ibrida, una zona 30 Km/ora, che negli auspici dovrebbe consentire: il traffico veicolare, ma anche ai bimbi di giocare per strada; la sosta, ma anche di collocare i tavolini dei locali pubblici all’aperto… Per Legambiente una non scelta, ne carne ne pesce che, immaginiamo, scontenterebbe tutti. Le zone 30 vanno bene per le parti periferiche delle città, non hanno senso in centro città, in particolare in un perimetro molto contenuto come quello di Monfalcone.
Infine, il sostegno economico da parte di bandi europei o da altre istituzioni (vedi ad esempio, quello del Ministero dell’Ambiente “Città amica del camminare”) non verrà dedicato certo a chi intende favorire l’utilizzo dell’automobile in centro città ma, al contrario, alle amministrazioni avvedute che vorranno sostenere iniziative di mobilità pedonale integrata con sistemi di mobilità sostenibile.

Legambiente circolo “Green Gang”