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Laboratorio Tagliamento: comunque una base per costruire un percorso

Lavori Laboratorio TagliamentoLa questione della laminazione delle piene del Tagliamento è da oltre 40 anni la cartina tornasole con cui è possibile misurare la capacità di valutare e gestire un problema ambientale, ed in particolare del rapporto dialettico che intercorre tra gli interventi da realizzare e il bene da preservare. Le dinamiche che impediscono di tenere un atteggiamento oggettivo sul problema e tantomeno di arrivare in maniera lineare ad una decisione sono chiare da un superficiale esame dei lavori che hanno visto impegnato il Laboratorio Tagliamento per circa un anno e fino al luglio 2011.

 

Costituito dalla regione FVG e composto da rappresentanti delle Regioni Veneto e Friuli-VG, dell’Autorità di Bacino, del Magistrato alle Acque, delle Università di Udine e Trieste, delle Province di Udine e Pordenone, dei comuni rivieraschi, ed una sparuta rappresentanza delle organizzazioni ambientaliste, rappresenta l’ultimo capitolo della saga che mostra come la storia si stia indirizzando, senza sprazzi ed iperbole, stancamente alla fine per consunzione.

I lavori non sono partiti nel migliore dei modi perché la Regione, non si sa quanto inconsapevolmente legata alla sopravvivenza delle non politiche ambientali messe in atto fino ad ora sul tema, ha lasciato costituire un organismo tecnicistico più che tecnico, per dirimere una questione che è principalmente e squisitamente ambientale e che l’esperienza maturata in questi ultimi anni avrebbe dovuto indirizzare su una seria considerazione della valenza strategica dell’equilibrio ambientale del Tagliamento. Le controparti “ambientali”, in numero ridotto e separate da qualsiasi ragionamento comune con i rappresentanti delle amministrazioni comunali e territoriali ciascuna, attraverso i propri rappresentanti, impegnata in una guerra tra bande, erano chiaramente minoritarie e poco coordinate.

La valenza della tematica, e l’ennesima occasione di mettere in piedi un approccio scientifico confrontando le migliori esperienze messe in atto per affrontare prima che risolvere problematiche analoghe, sin da subito non ha trovato riscontro nella composizione dell’organismo tecnico soprattutto sul versante della predisposizione di un approccio multidisciplinare all’analisi dei problemi, con una preponderanza di competenze idrauliche e l’assenza di contributi scientifici in campo biologico e naturalistico. Dall’analisi dei lavori del Laboratorio si ricavano una serie di indicazioni che definiscono in maniera abbastanza chiara quelli che sono in definitiva i vecchi e nuovi problemi che frenano la conoscenza e la coscienza della portata dei problemi cui dare risposta.

1) La problematica generale non trova una soluzione per la grande difficoltà a pensare in maniera aperta, senza schemi tecnici che portano nei vicoli ciechi dell’opera pubblica avulsa da un’efficienza che adotti prioritariamente criteri di salvaguardia ambientale. Attraverso la riproposizione di approcci e metodi superati emerge una evidente volontà di conservazione che a questo punto rende bene l’idea del perché il problema della laminazione delle piene del Tagliamento dopo oltre 30 di discussione e pochissimi avanzamenti in termini di contenuti e di metodo, sia arrivato infine, con un loop completo, al punto di partenza. Pare di essere davanti al vecchio, alla coda di una cultura per molti versi aberrante che individua in una scelta meramente tecnica la soluzione definitiva del problema, perpetrando quell’ingiustizia storica e sociale oltre che ambientale a tutto svantaggio della parte più debole del territorio regionale, che è sempre stata la vera forza di questo progetto.

2) La riproposizione dello sbarramento di Pinzano, improponibile politicamente, può anche indicare la scelta di una soluzione pilatesca, che suggerisce un’opera conosciuta, della quale si è già detto tutto e si è già deciso tutto, contando sul fatto che la riproposizione aprirà un vespaio tale che verrà accantonata assieme a tutto il lavoro del Laboratorio, che finirà così, disconosciuto da tutti, relegato tra gli eventi estemporanei, privi di qualsiasi valenza oggettiva. Una specie di opzione 0 mascherata, inaccettabile nel metodo oltre che pericolosa nei fatti.

3) Il Piano stralcio è un canovaccio stretto. Lo è sempre stato dal punto di vista ambientale ma ora si dimostra tale per chiunque abbia la necessità di fare un ragionamento che non sia una cassa di espansione con traversa situata tra il ponte di Pinzano e quello di Dignano. Spesso le opere proposte dovevano fare i conti con i paletti e le incoerenze del piano con il risultato di costringere ipotesi progettuali pur interessanti e rigorose ad essere compresse entro i margini operativi espressi dal piano. E’ ormai una certezza che più degli indirizzi che il piano è in grado di dare alla progettualità sulle opere da realizzare sia il piano stesso a dover essere alla fine giustificato dalle opere. Un ragionamento su cosa eventualmente fare non può oggi prescindere da un ragionamento su cosa fare innanzitutto del Piano Stralcio per la laminazione delle piene del Tagliamento.

Se partiamo dalla fine e fatti salvi gli interventi di innalzamento degli attraversamenti viari e ferroviari e il consolidamento degli argini, diciamo che per Legambiente adesso le soluzioni senza controindicazioni per laminare le piene sono 2: aree di espansione fuori alveo nella parte mediana e terminale del fiume e il ventaglio di proposte di canali scolmatori in laguna, in dx e sx Tagliamento, che è una delle proposte sottoposte a valutazione nei lavori del Laboratorio. Quest’ultima soluzione è sicuramente un aspetto positivo, un ragionamento nuovo emerso dai lavori del Laboratorio, rappresenta un’evoluzione oggettivo della discussione sulla regimazione delle acque nel basso corso del fiume e soprattutto potrebbe avere influssi positivi sull’evoluzione dell’habitat lagunare.

La repentina chiusura dei lavori, dettata non solo da esigenze di tipo temporale e dai tempi contingentati dati dalla Regione ma anche da uno zelo sospetto che ha volutamente forzato l’esito finale molto al di qua del merito dei contributi e dei contenuti emersi nella discussione, sono tutti elementi che fanno pensare ad un lavoro imperfetto, interrotto, monco nella sua prerogativa principale di esame complessivo e multidisciplinare.