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Ci sarà un'agricoltura in FVG nel 2021?

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Il Circolo Fabiano Grizzo di Pordenone
in collaborazione con Legambiente del FVG onlus

incontro pubblico

Domenica 24 gennaio 2016, ore 16.30/18.30, presso Sala Eventi del Padiglione 5

nell'ambito di AGRIEST LAND 2016 – Udine Fiere Torreano di Martignacco

{tab=L'INCONTRO}

Presentazione

Legambiente ha una tradizione ormai trentennale di interesse alle tematiche ambientali, non solamente in termini protezionistici, ma anche in una logica di sviluppo economico e di qualità della vita. L'agricoltura, come primo gestore del territorio per dimensioni, rappresenta costantemente un oggetto di riflessione per l'associazione.

In questa logica, intende proporre una riflessione che connetta le tematiche dello sviluppo economico, della qualità della vita e della gestione territoriale al quadro di interventi pubblici che si sta profilando. Alla fine del 2015 sono usciti i primi bandi per le richieste di finanziamento previste dal Piano di Sviluppo Rurale regionale per il periodo 2014-2020 (PSR FVG 14-20) e si avvia così un ulteriore ciclo di interventi pubblici in agricoltura. Durante il precedente PSR (2007-2013) e nonostante gli interventi previsti dallo stesso, la struttura produttiva agricola locale ha conosciuto un forte ridimensionamento. Alla luce di ciò è spontaneo domandarsi quale sarà l'impatto del nuovo PSR: riuscirà a rilanciare il settore, o a stabilizzarlo, oppure il processo di indebolimento continuerà? Il titolo della tavola rotonda “Ci sarà un'agricoltura in Friuli Venezia Giulia nel 2021?” è, per certi versi, una domanda retorica, perché, evidentemente, una qualche agricoltura ci sarà. Ma non è per niente oziosa e per due ragioni: la prima è che il PSR 14/20 potrebbe essere l'ultimo grande PSR, in termini di dotazioni finanziarie -per cui andrebbe considerato come l'occasione di consolidare un'agricoltura capace di “camminare con le sue gambe”-; la seconda è che i segnali di indebolimento appaiono in alcuni settori estremamente sconfortanti, tali da far dubitare sulla resilienza del settore. Legambiente propone perciò un seminario che possa rappresentare un'occasione di riflessione sul PSR in un'ottica di lungo periodo.

Introduce Sandro CARGNELUTTI, Presidente Legambiente FVG

Relazioni di apertura

Le debolezze e le criticità - Mario GREGORI, Università di Udine

Opportunità e progettualità - Lucia PIANI, Università di Udine

Storie di nuova agricoltura

Filiere OGM free: Prosciutti Testa & Molinaro

Agricoltura: progetto sociale e patti territoriali: Pan e farine dal Friûl di mieç - Mereto di Tomba

Gruppi di acquisto e altro: G.O.D.O. L'esperienza del Gruppo Organizzato Domanda Offerta di AIAB-FVG

Agricoltura ed energia: Energie rinnovabili in azienda - Azienda Agricola Conti di Sbrojavacca di Torrate di Chions

La filiera agro-alimentare efficiente: L'esperienza di Legacoop

Agricoltura sociale: L'esperienza dell'Azienda per l'assistenza sanitaria n. 3 Medio Friuli
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INGRESSO

Il presente invito, valido per una persona, dà diritto al ritiro del relativo titolo di accesso gratuito ad Agriest Land 2016 presso le biglietterie della Fiera (ingresso ovest) nella giornata del convegno, prima dell’avvio dei lavori.

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"Storie di nuova agricoltura": http://bit.ly/1ZgK3RU

serie di videointerviste ad alcune realtà imprenditoriali del Pordenonese che, con azioni dirette o indirette, trasformano il paesaggio in base a principi coerenti con la tradizione e con la nostra visione di un futuro sostenibile, e sono testimonianza di costruzione di filiere corte, di agricoltura sociale, di recupero di prodotti tradizionali, reinterpretati in modo moderno; oppure di nuove produzioni che permettono di inquinare meno, avvicinandosi a una gestione più ecologica dello spazio agricolo

con il contributo della Regione FVG, ai sensi della LR 23 del 2012

{tab=REPORT E MATERIALI}

Un incontro fuori dal coro

Tra criticità, opportunità ed esperienze: le indicazioni di Legambiente FVG per il PSR

Ci sarà un'agricoltura in FVG nel 2021?  Ci sarà un'agricoltura in FVG nel 2021? 

<<La Politica Agricola Comunitaria (PAC) per il periodo 2014-2020 è, probabilmente, l’ultima ”grande” PAC. Essa ha svolto, dal secondo dopoguerra a oggi, una forte funzione di collante per l’Unione Europea, è stato uno strumento per garantire la pace in Europa. Ma tale funzione è esaurita: i problemi da affrontare oggi sono altri (disoccupazione giovanile, innovazione, ecc.) e i piani di integrazione sono nuovi (politica fiscale comune, ruolo internazionale dell’UE, polizia comunitaria, politica migratoria). Di fronte a tali esigenze, pur non sottovalutando l’importanza dell’agricoltura nell’edificazione dell’Europa unita, è difficile giustificare come circa il 40% del Bilancio Comunitario sia a favore esclusivo di un 4% (tale è il peso degli agricoltori) della popolazione europea.>> Così ha esordito Mario Gregori, professore dell'Università di Udine, ad apertura dell'interessante e partecipato incontro pubblico svoltosi nel contesto offerto da Agriest Land 2016. E sempre per contestualizzare le riflessioni sulla politica agricola, un'ulteriore sollecitazione è venuta dalla professoressa Lucia Piani, sempre dell'Università di Udine, che ha sottolineato come sia sempre più chiaro che la politica agricola non può essere trattata come un frammento avulso da un contesto: un contesto di crisi (economica, ambientale, sociale), ma anche un contesto di interdipendenza (nel positivo e nel negativo, che questo comporta) – una crisi di sistema, non di settore, a cui cambiamenti climatici, consumo di risorse, picco del petrolio e perdita di biodiversità pongono sfide percepite sempre più concrete e vicine. E, infatti, gli obiettivi indicati come prioritari indicati dalla PAC rispecchiano in pieno questa duplice necessità: garantire competitività e posti di lavoro, ma anche valorizzare e rinsaldare il legame tra agricoltura e ambiente, tanto quanto tra agricoltura e territorio/tessuto sociale.
E quindi verso quale agricoltura andare, che sia capace di “camminare con le sue gambe?
L’agricoltura regionale è chiamata a competere soprattutto con le proprie forze su un mercato ormai globalizzato, dove difficilmente potrà essere competitiva sul lato dei costi: le agricolture Nord e Sud-Americane e quelle del Sud-est Asiatico la fanno da padrone. <<È invece possibile essere competitivi sul lato del valore – ricorda Gregori -: non cerchiamo calorie nel cibo, ma valori, valori che il cibo può incorporare e che hanno a che fare con qualità, salubrità, tradizione, tutela ambientale ed energie rinnovabili>>. Se da una parte i produttori devono attivare una crescita tecnologica, e un cambiamento culturale e organizzativo; dall'altra, il “sistema regione” deve partecipare a questo processo supportando il settore agricolo attraverso politiche di servizio (multifunzionalità), trasformazione (organizzazione filiere), logistica (rapporto con Grande Distribuzione Organizzata e organizzazione Vendita Diretta Organizzata) ed energie rinnovabili. E il ceto politico deve guidare questo processo, proprio perché esistono risorse per riavviare meccanismi di sviluppo.
Occorre sicuramente una forte regia politica, capace di individuare e investire su linee progettuali “forti” e implementarle con decisione; una regia politica capace di costruire una visione coerente tra i diversi livelli pianificatori che si intersecano nel settore agricolo (paesaggio, trasporti, cibo, salute, acqua, consumo di suolo, energia, coesione sociale e riassetti istituzionali); una regia politica in grado di sostenere non solo trasferimenti di reddito (come suggeriscono alcune misure del vigente PSR), ma veri e propri progetti di autonomia.
Legambiente è da qualche tempo impegnata, soprattutto per il tramite del Circolo “F. Grizzo di Pordenone”, e per ora nell'ambito del territorio della provincia di Pordenone, nel progetto “Cibo&Paesaggio” (sostenuto dalla Regione FVG), che mette in evidenzia molte esperienze già attive in regione, pregevoli e già al passo con gli obiettivi della PAC.
Il progetto intende investigare su come la produzione e la trasformazione del cibo produce e trasforma anche il paesaggio, e lungo questo filo di indagine sono state individuate realtà imprenditoriali che, sì, trasformano il paesaggio, direttamente o indirettamente, ma lo fanno in base a principi coerenti con la tradizione e con una visione di un futuro sostenibile: sono esperienze di costruzione di filiere corte, di agricoltura sociale, di recupero di prodotti tradizionali, reinterpretati in modo moderno, oppure di nuove produzioni che permettono di inquinare meno, avvicinandosi a una gestione più ecologica dello spazio agricolo. Tutte queste esperienze sono state “fermate” in una serie di videointerviste, liberamente accessibili da You Tube "Storie di nuova agricoltura": http://bit.ly/1ZgK3RU
E in linea con questo approccio sono stati raccontati il progetto “pan e farine dal Friûl di Mieç” (progetto sperimentale per la creazione in una filiera dei cereali: locale, sostenibile, solidale attivata dai comuni di Basiliano, Flaibano, Mereto di Tomba, Sedegliano in collaborazione con il Forum per i Beni Comuni e l'Economia Solidale del FVG); il Gruppo Organizzato di Domanda / Offerta (G.O.D.O.) di Aiab FVG, finalizzato al coordinamento della domanda e dell'offerta di prodotti biologici e della loro distribuzione sul territorio, su scala locale; il progetto di agricoltura sociale messo in atto dall'Azienda Sanitaria n. 3 a Ragogna, dove a partire dal recupero di 4000 metri di terreno e di un edificio abbandonato, è stato realizzato -tra le tante cose- un orto sinergico curato dagli utenti del locale centro di salute mentale, poi la produzione è cresciuta tanto da entrare nel mercato locale, e ora si prospetta le creazione di una rete di impresa e di un gruppo di acquisto, nonché l'affidamento della distribuzione del raccolto alla persone svantaggiate.