Questo sito internet utilizza i cookie
per analizzare il nostro traffico e fornire le funzioni dei social media. Se continui ad utilizzare questo sito web o fai clic su “Ho capito” acconsenti ai nostri cookie.

 

Sei qui: Home Circoli Prealpi Carniche Adozione del Piano di Conservazione e Sviluppo del Parco delle Dolomiti Friulane

Adozione del Piano di Conservazione e Sviluppo del Parco delle Dolomiti Friulane

ADOZIONE DEL PIANO DI CONSERVAZIONE E SVILUPPO DEL PARCO

Cimolais 21.05.2013
E’ apprezzabile il lavoro di analisi-conoscitiva e di proposta per la conservazione.
Da questa emerge ancora una volta la grande valenza naturalistica e paesaggistica che costituisce la risorsa principale per uno sviluppo turistico-culturale e naturalistico. Motivi che hanno indotto l’UNESCO a riconoscere anche le Dolomiti Friulane quale patrimonio dell’umanità.
Un capitolo fondamentale del Piano riguarda l’individuazione delle azioni per la gestione naturalistica. Sarebbe importante avviare, in questo senso, iniziative concrete individuando quelle fattibili a costi limitati e ricercando le risorse dove queste sono indispensabili.
Ovviamente non può mancare una forte volontà. In questi anni sono stati spesi molti soldi per gli edifici, che pesano sempre di più sul bilancio di gestione corrente, e poco per la conservazione e la gestione naturalistica.

In occasione dei precedenti passaggi del Piano di Conservazione e Sviluppo in consiglio direttivo, prima per le linee guida e poi per la presa d’atto, avevamo fatto delle proposte per apportare alcune modifiche alla Bozza presentata.
Le proposte partivano dalle seguenti premesse:
- il Parco delle Dolomiti Friulane si estende su un territorio che esclude i centri abitati e aree comunque urbanizzate ed è caratterizzato da una forte naturalità e selvaticità (wilderness) che ne rappresentano la caratteristica peculiare, il maggior pregio e anche la principale risorsa su cui puntare.
- L’ambiente naturale varia continuamente e in modo straordinario dal fondovalle fino alle cime più elevate. Per questo definire le aree con maggiore rilevanza naturalistica rispetto ad altre appare alle volte difficile e anche arbitrario. La tutela e la protezione delle zone di fondovalle è altrettanto importante delle zone che comprendono le cime più elevate. Vale per esempio l’esigenza di salvaguardia dei corsi d’acqua;
- è fondamentale non incrementare in quota la presenza di strutture ricettive di vario genere. L’integrità del territorio è l’aspetto più qualificante e apprezzato del nostro Parco. Gli attuali rifugi e casere sono sufficienti a garantire la percorribilità in sicurezza di tutto il territorio; ciò vale anche per la sentieristica esistente, che non necessita di ampliamenti;
- allo stesso modo la nuova viabilità forestale va limitata allo stretto necessario per l’accesso temporaneo al taglio del bosco nelle zone e con le modalità previste dal Piano di Gestione Forestale.

Abbiamo preso atto che su alcune proposte c’è stata condivisione e si è provveduto ad esempio ad ampliare le zone RN (Canal Piccolo di Meduna e ambito di Casera Roncada) e a una piccola riduzione delle zone RG2 in particolare lungo la Val Zemola. Anche se noi riteniamo che le limitazioni delle RG2 dovevano essere più consistenti.
Su altro non c’è stata condivisione e su alcune scelte (che riguardano in particolare le Norme Tecniche) restano le nostre perplessità.
C’è una riduzione ingiustificata del perimetro del Parco mentre rimangono ancora escluse ampie aree contigue che sono Zone di Protezione Speciale e Siti d’Importanza Comunitaria.
Sono state “tagliate” vaste superfici a nord del Passo S.Osvaldo (Bosco Pezzei), sopra S.Floriano e lungo la Val Cimoliana fino al Compol.
Un’ampia fascia , che in buona parte è zona SIC/ZPS, viene esclusa a nord di Claut e a Frisanco in corrispondenza di Casera Salincheit.
Rimane inoltre ancora esclusa dal Parco una zona molto vasta SIC/ZPS tra il Meduna e il Tagliamento nei Comuni di Tramonti di Sopra e Forni di Sotto.
Con riferimento alle Norme Tecniche non siamo d’accordo nel concedere la possibilità di realizzare all’interno del Parco opere di captazione idrica per la produzione di energia elettrica anche se i siti sono individuati a priori. In tal senso si ricorda quanto contenuto nella relazione allegata al Piano:
“ I corsi d’acqua del territorio del Parco rappresentano un patrimonio di incomparabile valore naturalistico che come tale va adeguatamente preservato. In particolare essi sono caratterizzati da un’elevata biodiversità e da un’eterogeneità spaziale dei popolamenti che rendono tali habitat particolarmente vulnerabili. Per salvaguardare gli ecosistemi acquatici e ripariali l’Ente Parco promuove la gestione sostenibile delle risorse idriche, prevedendo una gestione degli alvei fluviali che garantisca il mantenimento del regime idrologico e di portata e delle dinamiche dei fiumi alpini.”
Ed è ancora più grave che vengano modificati i confini del Parco in Val Zemola e Val Settimana per consentire progetti di captazione idrica, anche di grosse dimensioni, immediatamente all’esterno.
Non siamo d’accordo nel consentire la ricostruzione di ruderi, soprattutto nelle zone RN, ritenendo sufficiente il recupero come testimonianza storica.
Si ritiene necessario che il grado di antropizzazione del Parco non debba essere modificato in modo rilevante dalle previsioni del PCS per assicurarne la peculiarità. Bisognerebbe ad esempio chiarire cosa s’intende quando si parla di “attività della filiera dell’ecoturismo” per consentire interventi edilizi anche in zona RG1 o il cambio di destinazione d’uso.
E’ prevista in zona RG1 la possibilità di realizzare nuova viabilità forestale secondaria principale e la realizzazione di nuovi sentieri e itinerari contrassegnati. Queste norme andrebbero meglio chiarite e specificate.
Noi riteniamo che la nuova viabilità forestale va limitata allo stretto necessario per l’accesso temporaneo al taglio del bosco nelle zone e con le modalità previste dal piano di Gestione Forestale. Piste provvisorie non devono diventare stabili e definitive. Non devono inoltre danneggiare e sovrapporsi alla rete sentieristica del Parco. L’escursionismo è e rimane la modalità più efficace di vivere il Parco: come tale va regolata e gestita evitando anche di banalizzarlo con eccessive facilitazioni, punti appoggio, ecc… L’andare a piedi nel Parco deve conservare il carattere di un’esperienza forte e autentica.
Per questi motivi il mio sarà un voto d’astensione. Su questo Piano c’è condivisione sull’impianto generale ma rimangono alcune forti perplessità sui temi sopracitati che comunque saranno oggetto di osservazione da parte delle associazioni che rappresento

De Biasio Mario

Presidente del Circolo Legambiente delle Prealpi carniche