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Memoria di Legambiente FVG sul caso Ferriera di Servola

 

Memoria sulla Ferriera di ServolaMEMORIA DI LEGAMBIENTE FVG PER LA IV COMMISSIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE

presentata in data 13 novembre 2015


Con il recente decreto interministeriale Minambiente-Mise è stato approvato il Progetto integrato di messa in sicurezza ambientale e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell’area della ferriera di Servola dopo la firma dell’Accordo di programma del novembre 2014 e dopo l’Accordo di programma per la disciplina degli interventi relativi alla riqualificazione delle attività industriali e portuali e del recupero ambientale dell’area di crisi
industriale complessa di Trieste del 31 gennaio 2014.

Ma non bisogna dimenticare che il 14/03/2012 era stato stipulato un protocollo d’intesa (preceduto da quelli del 2003 e del 2009) che contemplava la riconversione dell’area industriale della Ferriera secondo un percorso di nuovi insediamenti produttivi ad alta concentrazione di manodopera e ad alto valore aggiunto che utilizzassero tecnologie innovative di processo e di prodotto secondo criteri di sostenibilità ambientale e di green economy. Quindi decisamente qualcosa di diverso e di alternativo alla continuazione di un’attività siderurgica tecnologicamente arretrata, eccettuata l’introduzione delle lavorazioni a freddo, senza innovazioni di processo dell’area a caldo come il Corex o il Finex. Nella fase della campagna elettorale comunale del 2011 conclusa con l’elezione dell’attuale sindaco, il 24 maggio 2011 era stato presentato il Patto per Servola e Valmaura al fine di recuperare la fiduciadei cittadini nelle istituzioni e per un’opportunità di promozione di nuove attività per la tutela dei posti di lavoro con l’intento di lavorare con la massima urgenza per identificare la strada di
conversione delle attività dell’area per definire una strategia di riqualificazione industriale del territorio.
L’accordo di programma del 21/11 aveva come obiettivi il recupero ambientale, la riconversione industriale, lo sviluppo economico produttivo, la salvaguardia dei livelli occupazionali dell’area di crisi industriale complessa di Trieste.
In allegato all’Accordo di programma il Progetto integrato di messa in sicurezza e reindustrializzazione. Strategie d’intervento in cui si descrivono l’analisi di rischio, il piano di caratterizzazione, la messa in sicurezza del suolo, il trattamento delle acque di falda contaminate con un impianto mobile, in una prima fase seguito dal marginamento fisico dell’area costiera, con un impianto di depurazione pump&treat da costruire allo scopo. Nella letteratura scientifica
internazionale, negli studi preparati dalla ben nota Agenzia di protezione ambientale USA (USEPA),
in tutta una serie di pubblicazioni di settore sta prendendo piede una innovativa tecnologia di bonifica alternativa al marginamento fronte mare e al pump&treat come proposto da Invitalia, con già numerose applicazioni negli USA, in Europa e anche a Torino, nota come PRB (Permeable reactive barriers). Una tecnologia innovativa e meno costosa. 

La vicenda Ferriera presenta spunti da dramma teatrale. Primi attori gli imprenditori: da Lucchini ad Arvedi. L’imprenditore non è un benefattore, è normale che curi i propri interessi e il profitto magari utilizzando ingenti fondi pubblici, ma è il secondo attore, la Pubblica amministrazione che dovrebbe imporre all’impresa il rispetto delle leggi, concedere l’Autorizzazione integrata ambientale solo a precise condizioni, fissare prescrizioni precise e intervenire immediatamente quando queste non sono rispettate. Il terzo attore, l’Azienda sanitaria, ha svolto un ruolo positivo anche se la richiesta di svolgere un’indagine epidemiologica significativa sia sugli abitanti che sui lavoratori non ha avuto una risposta utile a disegnare il quadro della situazione. Il quarto attore, il sindacato, ha dimenticato che le battaglie sindacali pregnanti hanno come obiettivo non solo la difesa del posto di lavoro, ma soprattutto i ritmi di lavoro, la dignità e la salute. Il quinto attore, i lavoratori, sono stati usati: meglio inquinati che disoccupati. Il timore di esprimere il proprio disagio, la loro strumentalizzazione, i tornaconti individuali, l’incapacità o la cattiva volontà del sindacato nel saper interpretare queste contraddizioni ha ridotto
questi attori a soggetti poco capaci di consapevole autonomia. Il sesto attore, i comitati dei cittadini, e le associazioni ambientaliste hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo antagonista non tantonei confronti dell’impresa, quanto nei confronti della pubblica amministrazione che non ha svolto il proprio ruolo di tutela della salute di chi vive direttamente il dramma sanitario stando a stretto contatto con la Ferriera.

Quante contraddizioni! Come il voto favorevole in Consiglio comunale sulla petizione popolare che chiedeva l’eventuale chiusura dell’area a caldo nel caso in cui non fosse risolto il rischio per la salute anche con gli interventi di ambientalizzazione degli impianti a cui si è aggiunta il 12/11/15 l’approvazione della mozione presentata dal SEL che chiede alla giunta di intervenire sul gruppo Arvedi con un’ordinanza volta a ridurre l’andamento della cokeria, visti i frequenti 
sforamenti dei limiti di legge delle emissioni e un progetto vero di riconversione. 

Fra le tante contraddizioni la promessa di incontri periodici da parte della Regione. Più niente dopo 2 incontri: il primo del 13 marzo con argomento di discussione il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e il secondo il 16/03 con una puntuale e dettagliata illustrazione degli impegni di Regione e di ARPA dal titolo Un accordo di programma, un cambio di passo, un impegno per il futuro. Mentre il 29 aprile compare sul sito della Regione, l’annuncio della presentazione da parte di Siderurgica Triestina della documentazione necessaria al rinnovo dell’AIA. All’interno della documentazione l’innovazione è rappresentata, oltre che dal nuovo impianto di laminazione, dal sistema di captazione delle emissioni diffuse della cokeria. Sembra che la sua efficienza sia stata confermata nelle prime prove sperimentali, anche se il livello di rumorosità risulta estremamente elevato. Non vorremmo però che il nuovo impianto servisse a giustificare un incremento del numero di sfornamenti, e una riduzione del tempo di distillazione. I parchi fossili e minerali sono dislocati in vasche aperte longitudinali. Non cambia molto rispetto ai cumuli della precedente gestione. Visto che il rinnovo dell’AIA è dato per scontato, confidiamo nelle prescrizioni della Conferenza dei servizi che dovrebbe riunirsi fra breve: parchi chiusi per evitare la dispersione di polveri sul territorio.
Legambiente ha presentato le osservazioni sulla documentazione (solo parzialmente accessibile: l’unico documento liberamente disponibile era la Sintesi non Tecnica) . Il documento contiene una valutazione articolata degli aspetti meno rassicuranti su quanto presentato da Siderurgica Triestina. In particolare chiediamo che nel nuovo laminatoio siano monitorate le emissioni di aerosol oleosi sia all’esterno che all’interno dei capannoni industriali e 
l’insonorizzazione dei capannoni a livelli sopportabili per la popolazione. La cokeria è l’impianto più problematico dell’area di lavorazione a caldo. E’ sempre stata fonte di inquinamento estremamente dannoso dal punto di vista sanitario. Benzene, particolato fine e IPA, in particolare il benzo[a]pirene sono i componenti che più volte hanno sforato i limiti e con grave rischio sia per la popolazione che per i lavoratori. Il nuovo sistema di captazione delle emissioni diffuse è certamente un aspetto innovativo ma senza una insonorizzazione efficiente rischia di rappresentare un fonte di conflitto con la popolazione residente nell’area. Inoltre l’impianto risulterà funzionale solo con una scrupolosa manutenzione dei sistemi di filtrazione. Dovrà essere assicurato un rigoroso controllo dei reflui, per garantire l’innocuità per l’ecosistema marino, anche attraverso registrazione di immagine visive. Per i dettagli delle nostre osservazioni rimandiamo a quanto presentato in Regione.
Infine confidiamo che nell’ambito della Conferenza dei servizi si decida finalmente l’inserimento di tutte le centraline sotto il controllo dell’ARPA, per garantire una verifica puntuale dell’inquinamento sia all’esterno che all’interno dello stabilimento.

Legambiente FVG
Legambiente Trieste