Questo sito internet utilizza i cookie
per analizzare il nostro traffico e fornire le funzioni dei social media. Se continui ad utilizzare questo sito web o fai clic su “Ho capito” acconsenti ai nostri cookie.

 

Sei qui: Home Circoli Trieste Rigassificatore a Zaule? No grazie

Rigassificatore a Zaule? No grazie

!1/02/2012

Compare sull’ultimo numero di Konrad un ottimo editoriale di Dario Predonzan sullo stato dell’arte del progettato rigassificatore di Zaule di Gas Natural e in particolare sul ruolo svolto finora dalle nostre istituzioni locali.

E’ in corso la consultazione delle circoscrizioni affinché tali organi possano esprimersi  sulla proposta di delibera comunale di opposizione al progetto definitivo di Gas Natural ed è imminente la convocazione della commissione comunale sesta.

Meno male che tutte le norme europee insistono sull’obbligo da parte delle istituzioni di consultare tutti i portatori d’interesse su piani e progetti che presentino rilevanti impatti sul territorio. Non si può negare che il progetto di Gas Natural sia uno di questi. Ebbene: la nostra richiesta alla Regione -istituzione responsabile del coordinamento della Conferenza dei servizi, che ha il compito di autorizzare la realizzazione dell’impianto- di avere copia del Progetto definitivo, ha ricevuto una risposta negativa da parte del direttore del Servizio Energia, per motivi legati alla necessità di tutelare gli interessi intellettuali, industriali e commerciali della Società Gas Natural. Una versione incompleta del Progetto definitivo è arrivata al Comune di Muggia che l’ha consegnata al Tavolo tecnico rigassificatore Trieste e messa a disposizione delle associazioni.  Quale istituzione l’ha consegnata incompleta a Muggia? con quale fine?

 

Non possiamo dunque non  sollevare alcune questioni e porre le relative domande a chi dovrebbe tutelare gli interessi della nostra collettività.

Prima domanda alla Regione: come si può partecipare alla procedura di Valutazione ambientale strategica prevista (e sostenuta nella delibera comunale) per una variante sostanziale al Piano regolatore richiesta da Gas Natural per il progetto definitivo se la documentazione non  viene resa pubblica, ancorché epurata della parte che possa essere considerata segreto industriale? La Regione ha verificato se le prescrizioni del decreto di compatibilità ambientale risultano soddisfatte nel progetto definitivo di Gas Natural?

Seconda domanda a Gas Natural: la più volte espressa disponibilità nei confronti della cittadinanza per spiegare il progetto che fine ha fatto?

Terza domanda al Comune di Trieste: perché la posizione di contrarietà del Comune di Trieste non si è estrinsecata in un ricorso al Tar ad adiuvandum nei confronti del decreto di compatibilità ambientale riguardante la Valutazione d’impatto ambientale del progetto di Gas Natural, affiancandosi così ai ricorsi presentati da WWF Italia, da Legambiente nazionale, da Greenaction, dai Comuni di Muggia e Dolina e dal Governo Sloveno?

Quarta domanda sempre al Comune: perché nel testo della delibera comunale non viene sottolineato quanto espresso nell’emendamento alle direttive del nuovo piano regolatore in gestazione, proposto da Legambiente Trieste, presentato dal consigliere Andolina e fatto proprio dal Consiglio comunale di rifiuto di impianti pericolosi sul proprio territorio?

Quinta domanda ancora al Comune: è stato sottolineato più volte da Legambiente all’assessore Laureni che solo un’azione di lobbying da parte del Comune di Trieste nei confronti di tutti gli altri enti e istituzioni che devono esprimersi  sul progetto Gas Natural nell’ambito della Conferenza dei servizi – il voto deve essere unanime, altrimenti decide la Giunta Regionale- avrebbe dimostrato la reale volontà di battersi contro l’ipotesi di un rigassificatore on-shore a Zaule: come mai tale operazione,  non si concretizza in alcun gesto reale? Questa Amministrazione ci crede o no?

Comprendiamo bene quanto Gas Natural tenga al progetto: non c’è rischio d’impresa. Anche se non arrivasse una goccia di GNL a Trieste, gli incentivi assicurati dall’Autorità dell’energia elettrica e del gas  (spalmati sulle bollette dei consumi energetici dei cittadini) ammortizzerebbero comunque gli investimenti.

Comprendiamo meno la Regione: vista la concorrenza internazionale non sarà semplice individuare il Paese che intende vendere il gas liquefatto, per cui è una scommessa contare sugli introiti dell’IVA:  se non arriva gas niente IVA. Forse potremmo capire di più il Comune: qualche royalty potrebbe anche racimolarla se dovesse cambiare idea, però intanto i cittadini si sobbarcherebbero l’onere degli incentivi sulle bollette.

E perché nessuna Istituzione  propone a Gas Natural di individuare un’alternativa all’impianto fisso?

Se ce n’è una di queste che abbia a cuore il territorio e la collettività triestina proponga a Gas Natural un accordo con altre multinazionali sulla base dell’alternativa navi gasiere EBRV, cioè quelle che rigassificano a bordo. E’ questa la prospettiva di diversificazione nei flussi del Gas Naturale. Ormai gli impianti fissi di rigassificazione sono il retaggio del recente passato, il futuro per il gas naturale liquefatto sono le grandi gasiere che rigassificato on board.  Una grande multinazionale come Gas natural deve proiettarsi verso il futuro, non può ancorarsi a tecnologie superate. Sarebbe una grande lezione di stile e di modernità. Ovviamente ci contiamo.

Penultima osservazione: come pensiamo di espandere i traffici commerciali convenzionali del porto di Trieste se precludiamo l’arrivo di navi nel porto? Infatti il  traffico di navi gasiere nella baia di Zaule impedirebbe,  per motivi di sicurezza, qualsiasi altra navigazione sulla base delle norme contemplate dalla International Maritime Organization.

E per finire: nella valutazione del rischio che compare negli elaborati di Gas Natural non sono applicate le moderne elaborazioni modellistiche dei Computational Methods for Fluid Dynamics, che sono ben note anche al dipartimento di ingegneria dell’Università di Trieste, eppure nessun ente ha sottolineato questa grave lacuna.

Lucia Sirocco e Lino Santoro

Legambiente Trieste