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Sul nuovo piano regolatore di Trieste

PRG Trieste 330x318Comunicato Stampa

Trieste, 30 luglio 2014

Legambiente sul nuovo piano regolatore di Trieste

Un eccesso di fantasia terminologica per mascherare troppe cementificazioni ingiustificate.

Questo uno dei giudizi espressi da Legambiente, nelle osservazioni sul nuovo piano regolatore del Comune di Trieste.

La “città degli oggetti”, la “città degli orti”, e soprattutto la “nuova città dei giardini” paiono essere infatti, a giudizio dell’ associazione ambientalista, nulla più che artifici nominalistici, con cui si tenta di abbellire un piano di scarso spessore innovativo.

Il piano regolatore è infatti dimensionato per 240.000 abitanti, laddove le proiezioni demografiche assunte a base del nuovo strumento urbanistico stimano poco più di 196.000 abitanti nel 2032 (contro i circa 208.000 attuali).

 

Curiosamente, il piano si fonda sui dati dell’ormai superato censimento 2001, poiché quelli del censimento 2011 non sarebbero ancora disponibili (ma la relazione sul dimensionamento è datata “aprile 2014”…).  Vengono così riportate le medesime cifre dell’abortita variante 118 – era Dipiazza – sul numero degli alloggi vuoti (7.419, il 6,7% del totale) e di quelli sottoutilizzati (51.449, cioè il 50,2% del totale censito); dati sicuramente inferiori alla realtà, se si tiene conto della grande quantità di edifici – anche nuovi – rimasti invenduti e perfino incompiuti.

In un simile contesto, risultano del tutto assurde (e il piano stesso non tenta neppure di giustificarle) le 12 zone di espansione residenziale “C”, fantasiosamente definite “nuova città dei giardini”. Si tratta in alcuni casi di zone già previste nello strumento urbanistico vigente (la variante 66 del 1997), confermate anche nella variante 118. In qualche altro caso – la zona “C” di salita Miramare, quella ai piedi della cava Faccanoni, quella di via Cesare dell’Acqua – di novità assolute.

Le zone “C” sono collocate inoltre per lo più in zone di grande pregio ambientale come la fascia costiera ed il Carso, ovvero in alcune delle poche aree verdi rimaste in periferia, contraddicendo pertanto in modo evidente anche l’obiettivo del piano – tanto declamato a parole, quando tradito nei fatti – sulla riduzione del consumo di suolo.

Zone, oltre tutto, che paiono essere state scelte accogliendo “caso per caso” (in base a criteri su cui vige la più assoluta opacità) le proposte di – alcuni – privati. In ciò sembra in definitiva essersi risolto il “processo partecipativo” di cui gli estensori del piano menano gran vanto…

Legambiente chiede perciò che le nuove zone di espansione vengano cancellate, eliminando l’edificabilità ivi prevista.

La “carta dei valori”, aggiungono gli ambientalisti, in cui dovrebbero essere riassunti tutti gli aspetti di pregio naturalistico e culturale del territorio, risulta curiosamente “ritagliata”: dalle aree dei “Presidi ambientali e corridoi ecologici”, per esempio, sono accuratamente escluse sia tutte le zone “C”, sia tutte le altre zone – anche boscate, prative ed agricole – in cui il nuovo piano regolatore prevede anche ulteriore edificazione.

Legambiente è critica anche sulle non-scelte del piano in merito a:

  • Ferriera di Servola (viene confermata di fatto la permanenza dell’impianto siderurgico, che andrebbe invece chiuso)
  • aree del Porto Nuovo (la pianificazione viene totalmente rinviata al Piano Regolatore del Porto, rinunciando ad un ruolo forte del Comune, con il che viene svilita anche l’opposizione - più volte declamata – contro il rigassificatore a Zaule)
  • inspiegabile mancanza del regolamento per la disciplina dei “crediti edilizi”, che doveva incentivare la riqualificazione energetica dell’edificato esistente
  • destino dell’area di Campo Marzio (l’ex stazione “Transalpina” viene esclusa dall’”area di grande trasformazione” che include soltanto il Museo del Mare ed il mercato ortofrutticolo e si prevedono edifici alti fino a 18,5 m. al posto dell’ex meccanografico e degli attuali edifici – alti al massimo 7,5 m. – sul lato di Riva Traiana)
  • nuovo canile (previsto, come nella variante 118, in un’area di pregio ambientale presso Fernetti, benché esistano varie aree alternative, già urbanizzate e degradate)

“La lunga attesa del nuovo piano regolatore – conclude Legambiente – iniziata nell’estate 2011, sarebbe stata accettabile in presenza di un piano realmente innovativo. Il che non è: pur sforando i tempi previsti (l’adozione del nuovo PRGC è arrivata appena nell’aprile 2014, cinque mesi dopo la scadenza delle salvaguardie imposte all’approvazione delle direttive – NdR), il nuovo strumento urbanistico si caratterizza più che altro per alcuni limitati ritocchi all’esistente, senza alcuna scelta realmente innovativa e in un contesto di notevole opacità rispetto alle ragioni delle scelte. Lo dimostra anche il fatto che gli studi e le analisi preliminari non sono stati messi a disposizione dei cittadini insieme agli elaborati del PRGC (a differenza invece di quanto fatto, ad esempio, dal Comune di Muggia ben prima dell’adozione).”

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