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Il Circolo Legambiente di Udine interviene sulla querelle tra Comune di Udine e Regione in merito al PUM

7/02/2012              Comunicato stampa 

Legambiente: nell’area udinese la mobilità sostenibile è fatta anche dal coordinamento e condivisione delle scelte fra i Comuni e la Regione. Nella polemica fra Riccardi e Pizza sul Piano urbano della mobilità stiamo con chi attuerà le azioni previste che non riguardano solo i chilometri percorsi dai bus.

Il Circolo di Legambiente ha partecipato attivamente alla fase pubblica di presentazione e discussione del Piano Urbano della mobilità, formulando proprie valutazioni, osservazioni e proposte.
Anche per questo ci lascia un po’ stupiti la polemica apparsa nei giorni scorsi sulla stampa fra l’assessore regionale Riccardi e l’assessore comunale Pizza.


Infatti il PUM, oggetto della discordia, è un progetto proposto dai Comuni di Udine, Campoformido, Pozzuolo e Tavagnacco sulla base di articoli della L.R. 1/2006 che questa Giunta regionale ha poi abrogato; lo studio è stato a suo tempo finanziato dalla Regione; questo ed altri progetti avrebbero dovuto rientrare in piani condivisi di valorizzazione territoriale finanziati annualmente dalla Regione stessa.
Un modello di collaborazione fra Regione e Comuni che per tutta l’area urbana dell’udinese poteva essere un utile strumento per affrontare problemi comuni, condividendo e coordinando progetti, risorse e capacità amministrative per risolvere i problemi delle comunità.
Cosa che non avviene spesso e che sembra non avverrà neanche in questo caso, se le premesse sono queste.
Fatto negativo perché forse la crisi economica in atto farà capire a tutti che, invece, il tema della mobilità sostenibile non è più rinviabile. All’inquinamento delle aree urbane, all’allungamento dei percorsi a cui costringe il crescente decentramento delle residenze spalmate nel territorio, alla sottomissione del trasporto pubblico alle logiche della motorizzazione privata, oggi si aggiunge il prelievo fiscale sulle benzine, che scarica ancora una volta i costi di un modello sbagliato di mobilità sui privati cittadini, famiglie o imprese che siano.
Servono più di prima buoni servizi pubblici e capacità di innovazione e di sostenibilità.
Tutto ciò per dire che si può comprendere la difficoltà politica ed amministrativa di coordinare strumenti di programmazione, che siano il Piano urbano della mobilità dei Comuni o il Piano del trasporto pubblico locale della Regione, magari gestiti da amministrazioni di diverso colore politico, ma che ci si aspetta una “leale collaborazione” al servizio dei cittadini, e – per quanto riguarda Legambiente – che il PUM non sia interpretato solo come un tot di chilometri in più o in meno di linee di autobus, fatto pur rilevante, ma come un insieme di provvedimenti amministrativi (per es. programmazione unitaria), di investimenti in opere (per es. ciclabilità), di messa a disposizione di vettori (elettrici o bike sharing), di innovazione (interscambiabilità tra vettori di trasporto diversi), che possano far fare un salto di qualità alla mobilità dei cittadini ed al tessuto urbano e periurbano dell’area udinese.
E che, quindi, non vengano buttate via le decine di migliaia di euro degli studi pagati dalla Regione, affidati dai Comuni, studiati e commentati dalle parti sociali interessate, e con soluzioni utile e attese dai cittadini più attenti. Per ora l’unico vantaggio sembra essere che altri Comuni dell’area saranno coinvolti sul tema; ci si augura che non serva a rimandare le cose.

Circolo Legambiente di Udine