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L'area protetta del Lisert non si tocca

Monfalcone, 9 giugno 2012

L’area protetta del Lisert non si tocca: l’accusa che il SIC ostacola lo sviluppo del porto e dell’area industriale sono un pretesto falso e ridicolo

Il primo intervento del neo presidente del Consorzio per lo Sviluppo industriale e i successivi attacchi all’area naturalistica del Lisert, da parte di politici ed imprenditori, destano sorpresa e lasciano più di qualche perplessità: il tentativo dichiarato di sbarazzarsi di un’area protetta di evidente pregio non lascia infatti intravvedere niente di buono per l’ambiente. Legambiente è convinta che eventuali auspicabili futuri sviluppi dell’area industriale non sarebbero ostacolati dal SIC (Sito di Importanza Comunitaria), questo piuttosto potrebbe confermare che sviluppo economico e salvaguardia dell’ambiente non sono in antitesi.
A parole tutti sono pronti a dichiarare che Economia ed Ecologia devono andare a braccetto, questa affermazione è ricorrente, viene usata per convenienza politica ormai troppo spesso e proprio per questo non ha alcun valore se non è seguita dai fatti.

Speravamo di non dover tornare a parlare dell’argomento, ma gli sproloqui esternati sui giornali in questi giorni ci obbligano a puntualizzare un paio di cose:
· L’area naturale in questione (angolo orientale della cassa di colmata e canneto più interno all’area industriale) è parte integrante del SIC Carso Triestino e Goriziano e non c’è alcuna possibilità di stralcio a meno che non si dimostri che i motivi scientifici che ne hanno avvalorato la richiesta di protezione, riconosciuta e certificata dalla Comunità Europea, fossero senza fondamento. Data la presenza di specie animali, vegetali ed ecosistemi particolarmente protetti presenti all’interno dell’area, appare evidente che questa opzione è difficilmente giustificabile e percorribile.
· Quando, ormai parecchi anni fa, si discuteva del futuro della cassa di colmata e dello scavo del canale di accesso al porto di Monfalcone con i vertici del Consorzio per lo Sviluppo industriale, il Comune di Monfalcone e il Genio civile Opere Marittime di Trieste, si conveniva che i fanghi di dragaggio, previa opportuna caratterizzazione, avrebbero potuto essere ospitati nella cassa di colmata adeguatamente allestita per il contenimento di tale tipologia di materiale, senza interferire con l’area naturale che si stava consolidando nella parte orientale. Ci si chiede per quale motivo quello che valeva allora oggi viene messo in discussione.
· Come sempre la tutela ambientale viene accusata di costituire un ostacolo allo sviluppo economico, benché ormai dovrebbe essere chiaro (e i Paesi del Nord Europa ben lo dimostrano) che questa dicotomia è ampiamente superata. Se a Monfalcone l’economia si sta avvitando su se stessa e se l’escavo del canale di accesso al porto non è ancora iniziato è semplicemente banale e fuor di ogni logica nascondersi dietro l’obbligo di dover tutelare un’area protetta: sarebbe invece ora di chiedersi se c’è la reale volontà politica di procedere con un potenziamento del porto, e con quali modalità progettuali e tecnologie ambientali effettuare questa operazione.
Forse il momento delicato in cui versa l’economia spinge a dichiarazioni volte all’efficientismo, tendenti a sbarazzarsi di lacci e lacciuoli, la politica del fare insomma, magari senza obiettivi o scelte di innovazione, ma comunque fare a tutti i costi. Ma un’economia che fa perno sulle grandi opere, sui centri commerciali, su nuove urbanizzazioni va ripensata e alla svelta. Il rilancio deve avvenire nella consapevolezza che la grande opera di cui il territorio ha bisogno è una decisa operazione di manutenzione del territorio, utilizzando e rimodernando le strutture esistenti e intervenendo in maniera dolce su una terra già abbondantemente martoriata.

Legambiente
Circolo “Green Gang”

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