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Carovana delle Alpi 2015

 

Bandiera nera 2015 - forni di sotto1) a: Marco Lenna, Sindaco del Comune di Forni di Sotto - MOTIVAZIONI: per la realizzazione di opere pubbliche inutili e dannose per l’ambiente

Tredolo, Baselia e Vico - i tre borghi che compongono il Comune di Forni di Sotto – costituivano con la caratteristica architettura delle loro case, ricche di ballatoi e balaustre in legno, uno degli angoli più belli della Carnia e probabilmente delle Alpi. Dopo l’incendio appiccato per rappresaglia dai tedeschi nel maggio del 1944 e dopo una ricostruzione realizzata a fatica e con grandi sacrifici da coloro che non erano nel frattempo emigrati, utilizzando i poveri materiali a disposizione, di quel felice passato è rimasto purtroppo solo il ricordo degli anziani, unito alle splendide immagini lasciateci dai fotografi Antonelli e Brisighelli. Se oggi, dopo anni di oblio, si torna a parlare di Forni di Sotto è per la realizzazione di opere edilizie tutt’altro che essenziali e ammirevoli, tanto che un servizio giornalistico lo ha descritto come “il paesino delle cattedrali nel deserto”, denunciando quanto fortemente voluto dal suo “intraprendente” Sindaco. Intendiamoci, desiderare di cambiare la situazione del proprio Comune, colpito dalla perdita di abitanti e dall’invecchiamento della popolazione, non solo è legittimo, ma anche pienamente condivisibile. Tutto dipende da quale direzione intende dare un’amministrazione a questo cambiamento e con quali metodi decide di operare. Secondo i suoi critici, l’architetto Marco Lenna, grazie all’appoggio del padre, già assessore regionale e parlamentare, con il quale condivide uno studio professionale, ha investito in questi anni milioni di euro in opere mai utilizzate o di scarsa utilità per i suoi concittadini. Si va da un centro anziani inaugurato alla vigilia delle elezioni e non ancora operante, alla foresteria albergo che in tre anni ha ospitato solo una ventina di persone, a un centro soggiorno sociale del costo di 2,6 milioni di euro che attende il via dei lavori. L’opera più rappresentativa è però il secondo campo di calcio, non proprio indispensabile per un paese di 609 anime, in gran parte pensionati, subito denominato “friulino” perché la tribuna si ispira a quella del più noto “Stadio Friuli” di Udine. Per realizzarla è stato eroso il versante di un pendio boscato, innescando un dissesto idrogeologico che ha richiesto altri progetti e spese. La giustificazione del Sindaco era quella di richiamare qualche squadra famosa a trascorrere una settimana di ritiro precampionato, ma la sua speranza è rimasta ovviamente delusa. Due altre opere programmate dall’Amministrazione preoccupano, poi, per il loro costo e l’impatto sull’ambiente naturale. La strada per Malga Giaveada - adiacente all’area ZSC (Zona Speciale di Conservazione) del Bivera - che dovrebbe passare sul Passo Zauf o addirittura con un tunnel sotto lo stesso e la centrale idroelettrica nelle vicinanze del Passo della Morte. Con questo intervento, fortemente contestato dalle associazioni ambientaliste, si andrebbe a ridurre sensibilmente la portata del Fiume Tagliamento in uno degli ultimi tratti montani rimasto ormai allo stato naturale, a due passi dal Parco delle Dolomiti Friulane. Quanto ai metodi “democratici” utilizzati dal Sindaco nella sua gestione, basterà ricordare la sua insofferenza per le critiche, il piglio autoritario con cui gestisce il Consiglio e le pubbliche riunioni e l’accentramento nella sua persona di tutte le deleghe di solito ripartite con i colleghi di Giunta. Del suo comportamento ha fatto le spese anche la gestione degli usi civici. Dal 2 gennaio 2014 i Frazionisti di Baselia, Tredolo e Vico attendono infatti la convocazione dei comizi per l’elezione del Comitato per l’amministrazione separata dei propri Beni collettivi, ufficialmente accertati con Bando commissariale. Il Sindaco non ha mai risposto ufficialmente ai cittadini che avevano sottoscritto formale richiesta. In questo modo vengono violati il diritto e il dovere della Comunità di partecipare attivamente e responsabilmente alla conservazione e alla promozione del proprio antichissimo patrimonio economico e ambientale, valorizzando le tradizionali forme collettive di gestione silvo-pastorale, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse.

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