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A proposito delle reazioni alla bandiera nera di Legambiente

A proposito delle reazioni alla bandiera nera di Legambiente
Taglio di alberi sull’Altopiano del Montasio: ma cosa direbbe Julius Kugy?

Sono 15 anni che Legambiente, con la sua campagna “Carovana delle Alpi”, assegna ogni estate bandiere nere alle ferite aperte nell’ambiente alpino e bandiere verdi alle buone pratiche e alle idee positive di sviluppo locale.
Mentre le seconde vengono accolte con soddisfazione, diventando occasione per delle vere e proprie feste con notevole partecipazione popolare (come è accaduto negli anni recenti in Val Resia, a Cercivento e nella borgata di S. Antonio a Tarvisio), l’assegnazione delle bandiere nere suscita, ovviamente, reazioni opposte e spesso provoca una dura protesta da parte di chi le riceve.
In molti di questi casi “contrastati” è spesso stato il tempo ad incaricarsi di stabilire chi avesse ragione e chi no.

 

Basterebbe ricordare la vicenda di una pista forestale che, in una amena località della Carnia, aveva cancellato una bellissima mulattiera e che, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, era addirittura necessaria per far transitare le ambulanze in caso di interruzione della viabilità statale. Inutile dire che, a distanza di anni, su quella strada non solo non è mai transitato alcun mezzo di soccorso, ma che gli smottamenti e i massi caduti dai versanti geologicamente instabili la rendono pericolosa e spesso impercorribile. Che dire, poi, di certi progetti di “villaggi” turistici, difesi a spada tratta dalle Amministrazioni Comunali e ora ritirati silenziosamente o fermi in attesa di non si sa bene cosa?
Così, anche per le bandiere 2013, Legambiente è convinta di aver agito per il meglio, confortata dalle preferenze espresse dai suoi aderenti al circolo della Carnia-Val Canale e da quelle di personalità della montagna con le quali collabora. Naturalmente chiunque è libero di dissentire e i soggetti interessati dall’assegnazione di una bandiera nera hanno diritto ad una replica. Quello che però è stato affermato per difendere quella che abbiamo definito un’inutile strage di alberi, perpetrata ai lati della strada che sale all’Altopiano del Montasio, supera però il limite della sopportazione. Si è parlato di “ira della montagna contro Legambiente”, alcuni sindaci sarebbero giunti al punto di minacciare una denuncia per danni arrecati all’immagine del territorio (!), c’è chi ha minimizzato parlando di ordinaria manutenzione del bosco …
Bene, aspettiamo sereni di essere eventualmente convocati in tribunale, nel frattempo sarebbe interessante raccogliere l’umore e l’opinione dei turisti e dei cicloamatori che salgono al Montasio sotto la calura di questi giorni, non più al riparo degli alberi; così come sarebbe utile che qualcuno, prima di parlare, si chiedesse se ha mai visto qualcosa di analogo in Francia (che pur in campo ambientale ha molto da farsi perdonare) durante le riprese televisive del Tour de France. Infine, non possiamo dimenticare la persona il cui nome è inscindibilmente legato allo Jof di Montasio: Julius Kugy. Ecco, sarebbe sufficiente chiedersi cosa direbbe lo “scopritore delle Alpi Giulie”, l’indimenticato cantore delle bellezze e della natura di queste montagne, davanti a quello che è stato fatto ai piedi della sua montagna preferita.
Kugy riposa da tempo sotto terra, ma per lui parlano i suoi libri. Nella premessa alla seconda edizione di “Dalla vita di un alpinista”, Mario Lonzar, presidente della sezione di Gorizia del C.A.I. che aveva fermamente voluto la ristampa, suggeriva ai genitori e agli anziani di donarlo ai propri figli e ai giovani. Kugy era “triestino” (anche se è una definizione che gli va stretta), non di meno ne consigliamo vivamente la lettura anche gli amministratori della Val Canale e del Canal del Ferro.

Tolmezzo, 30 luglio 2013

Marco Lepre – circolo Legambiente Carnia-Val Canale