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Gli ambientalisti replicano all'ass.re Riccardi

una Regione che non ha voluto dotarsi del piano paesaggistico e mette le infrastrutture davanti ad ogni cosa, che titoli ha rivendicare maggiori poteri a se stessa? Sono un fastidio i funzionari dello Stato che hanno il potere di bloccare decine di opere e di investimenti?

Lettera delle Associazioni ambientaliste all'assessore regionale Riccardi.

  

WWF                  Legambiente                   Italia Nostra

Trieste – Udine, 3 dicembre 2011

                                                                                   All’assessore regionale alle infrastrutture
                                                                                         arch. Riccardo Riccardi

                                                                               e p.c. ai mezzi d’informazione

Oggetto: infrastrutture e Soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Friuli Venezia Giulia

Egregio Assessore,

con sorpresa e costernazione abbiamo letto quanto riportato dalla stampa, in merito alle Sue dichiarazioni sul Soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
“Non è possibile che un funzionario dello Stato, solo perché non deve rispondere a nessuno, sia in grado di bloccare decine di opere e di investimenti.” Queste le Sue parole, pronunciate durante la recente assemblea dell’associazione dei costruttori a Pordenone.
Vede Assessore, quel funzionario – verosimilmente – risponde di quello che fa, alla sua coscienza, applicando le norme dello Stato (per la tutela del paesaggio esiste uno strutturato sistema normativo che va  assolutamente applicato) che il suo ruolo gli impone di far rispettare. Sono le stesse norme che la Regione Friuli Venezia Giulia, al livello politico (le varie Giunte succedutesi negli anni, compresa quella di cui Lei fa parte) e purtroppo talvolta anche nell'ambito degli uffici competenti, dimentica di applicare.
Basti dire che in oltre un quarto di secolo la nostra Regione non è stata capace di dotarsi - perché non ha voluto farlo -  del piano paesaggistico previsto fin dalla legge “Galasso” del 1985.
Né si è dotata di un nuovo strumento urbanistico generale (è ancora in vigore il superato PURG del 1978!), al cui interno avrebbero potuto e dovuto trovare posto anche le norme a tutela dei beni paesaggistici.
E’ proprio questa grave lacuna a richiedere che il Soprintendente si sobbarchi l’ingrato compito di intervenire in extremis bocciando i progetti incompatibili con il paesaggio. E ce ne sono tanti: basti pensare all’assurda autostrada Sequals-Gemona, tanto per citarne una.
Di più: la Regione ha addirittura sancito, con l’incredibile legge regionale 16 del 2008, la prevalenza del piano delle infrastrutture su quello urbanistico generale (e quindi anche su quello paesaggistico, che non viene neppure menzionato…). Un autentico e assurdo rovesciamento della logica gerarchia dei livelli di pianificazione, che abbiamo denunciato più volte, nell’indifferenza dell’intero ceto politico.
Non basta: si rivendica addirittura – come ha fatto Lei nell’assemblea dei costruttori – che lo Stato si spogli di alcune competenze per trasferirle in toto alla Regione. Ma una Regione che non ha voluto dotarsi del piano paesaggistico e mette le infrastrutture davanti ad ogni cosa, che titoli ha per pretendere ciò?
In quest’ottica l'attrattiva di una Soprintendenza “regionalizzata”, che risponda non più alle leggi ma soltanto ai desiderata del decisore politico, (e quindi a lobby di molteplici possibili formazioni) è certo irresistibile. E ancor più lo sarebbe per una classe politica che non riconoscesse come prioritari i valori della legalità e della necessaria applicazione delle leggi.
In presenza di una crisi epocale – al tempo stesso economica, ambientale e sociale – come quella in cui siamo immersi, si continua infatti a ripetere fino alla nausea lo slogan del legame inscindibile tra dotazione infrastrutturale e “sviluppo”. Senza mai riflettere, naturalmente, su quale tipo di sviluppo convenga perseguire e fingendo di non sapere che proprio lo “sviluppo” finora propugnato – basato solo sulla crescita cieca e illimitata del PIL e sull’erosione continua di risorse naturali, tra le quali la più umiliata è proprio il territorio – è all’origine della crisi stessa.

Non possiamo pensare che la classe dirigente regionale non capisca  che il paesaggio, se tutelato e migliorato con intelligenza, è anche una risorsa di straordinario valore economico, un capitale offertoci gratuitamente dalla natura e dai secoli passati, che però può essere facilmente dilapidato per insipienza, incultura, ottusità, interessi e con l'uso di tecnologie non appropriate alle sensibilità e particolarità delle situazioni e dei  luoghi.

Distinti saluti

Roberto Pizzutti
Presidente WWF FVG

Elia Mioni
Presidente Legambiente FVG

Luciana Boschin
Presidente Italia Nostra FVG

WWF Legambiente Italia Nostra 

Trieste – Udine, 3 dicembre 2011 

All’assessore regionale alle infrastrutture

arch. Riccardo Riccardi

e p.c. ai mezzi d’informazione

Oggetto: infrastrutture e Soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Friuli Venezia Giulia

Egregio Assessore,

con sorpresa e costernazione abbiamo letto quanto riportato dalla stampa, in merito alle Sue dichiarazioni sul Soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Non è possibile che un funzionario dello Stato, solo perché non deve rispondere a nessuno, sia in grado di bloccare decine di opere e di investimenti.” Queste le Sue parole, pronunciate durante la recente assemblea dell’associazione dei costruttori a Pordenone.

Vede Assessore, quel funzionario – verosimilmente – risponde di quello che fa, alla sua coscienza, applicando le norme dello Stato (per la tutela del paesaggio esiste uno strutturato sistema normativo che va assolutamente applicato) che il suo ruolo gli impone di far rispettare. Sono le stesse norme che la Regione Friuli Venezia Giulia, al livello politico (le varie Giunte succedutesi negli anni, compresa quella di cui Lei fa parte) e purtroppo talvolta anche nell'ambito degli uffici competenti, dimentica di applicare.

Basti dire che in oltre un quarto di secolo la nostra Regione non è stata capace di dotarsi - perché non ha voluto farlo - del piano paesaggistico previsto fin dalla legge “Galasso” del 1985.

Né si è dotata di un nuovo strumento urbanistico generale (è ancora in vigore il superato PURG del 1978!), al cui interno avrebbero potuto e dovuto trovare posto anche le norme a tutela dei beni paesaggistici.

E’ proprio questa grave lacuna a richiedere che il Soprintendente si sobbarchi l’ingrato compito di intervenire in extremis bocciando i progetti incompatibili con il paesaggio. E ce ne sono tanti: basti pensare all’assurda autostrada Sequals-Gemona, tanto per citarne una.

Di più: la Regione ha addirittura sancito, con l’incredibile legge regionale 16 del 2008, la prevalenza del piano delle infrastrutture su quello urbanistico generale (e quindi anche su quello paesaggistico, che non viene neppure menzionato…). Un autentico e assurdo rovesciamento della logica gerarchia dei livelli di pianificazione, che abbiamo denunciato più volte, nell’indifferenza dell’intero ceto politico.

Non basta: si rivendica addirittura – come ha fatto Lei nell’assemblea dei costruttori – che lo Stato si spogli di alcune competenze per trasferirle in toto alla Regione. Ma una Regione che non ha voluto dotarsi del piano paesaggistico e mette le infrastrutture davanti ad ogni cosa, che titoli ha per pretendere ciò?

In quest’ottica l'attrattiva di una Soprintendenza “regionalizzata”, che risponda non più alle leggi ma soltanto ai desiderata del decisore politico, (e quindi a lobby di molteplici possibili formazioni) è certo irresistibile. E ancor più lo sarebbe per una classe politica che non riconoscesse come prioritari i valori della legalità e della necessaria applicazione delle leggi.

In presenza di una crisi epocale – al tempo stesso economica, ambientale e sociale – come quella in cui siamo immersi, si continua infatti a ripetere fino alla nausea lo slogan del legame inscindibile tra dotazione infrastrutturale e “sviluppo”. Senza mai riflettere, naturalmente, su quale tipo di sviluppo convenga perseguire e fingendo di non sapere che proprio lo “sviluppo” finora propugnato – basato solo sulla crescita cieca e illimitata del PIL e sull’erosione continua di risorse naturali, tra le quali la più umiliata è proprio il territorio – è all’origine della crisi stessa.

Non possiamo pensare che la classe dirigente regionale non capisca che il paesaggio, se tutelato e migliorato con intelligenza, è anche una risorsa di straordinario valore economico, un capitale offertoci gratuitamente dalla natura e dai secoli passati, che però può essere facilmente dilapidato per insipienza, incultura, ottusità, interessi e con l'uso di tecnologie non appropriate alle sensibilità e particolarità delle situazioni e dei luoghi.

Distinti saluti

Roberto Pizzutti

Presidente WWF FVG

Elia Mioni

Presidente Legambiente FVG

Luciana Boschin

Presidente Italia Nostra FVG