Questo sito internet utilizza i cookie
per analizzare il nostro traffico e fornire le funzioni dei social media. Se continui ad utilizzare questo sito web o fai clic su “Ho capito” acconsenti ai nostri cookie.

 

Sei qui: Home Temi Territorio e Paesaggio Il processo verso il "ritorno alla normalità" per il SIN della Laguna di Grado e Marano

Il processo verso il "ritorno alla normalità" per il SIN della Laguna di Grado e Marano

COMUNICATO STAMPA

Udine,  7 settembre 2012

Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità conferma, anche per il SIN della Laguna, una mortalità superiore all’atteso.


ARPA FVG ritiene di poter concludere nell’anno l’attività di analisi e validazione dei campioni.

Il “ritorno alla normalità” sia un processo aperto che tiene conto degli impatti sanitari, ambientali ed economici.

Sui Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN) l’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente concluso una ricerca sulla mortalità delle popolazioni residenti in prossimità delle aree industriali e in aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e pericolosi, effettuata su 44 dei 57 siti. L’inchiesta evidenzia che in tutti i SIN le percentuali di mortalità, sia maschile che femminile, superano le percentuali attese. Il totale dei decessi, esteso a tutte le cause di morte e non solo a quelle per le quali si ritiene vi sia evidenza a priori, è di 403.692, in eccesso rispetto a quanto prevedibile di ben 9.969 casi.

Nell’area del SIN della Laguna di Grado e Marano si riferisce di “incrementi di malattie neurologiche per i quali è stato sospettato un ruolo eziologico di piombo, mercurio”. Una specifica scheda dedicata al SIN riferisce di “un eccesso di rischio per il tumore dello stomaco negli uomini e nelle donne”, e “stime di rischio significativamente diverse dall’atteso regionale per tumore al fegato per gli uomini e per tumore dell’ovaio per le donne”.
La ricerca sarà presentata ufficialmente a metà settembre a Roma e potrà servire anche per “avviare un processo di comunicazione con la popolazione scientificamente fondato e trasparente”.
Legambiente FVG riprende alcuni passaggi della ricerca perché intende, una volta chiusa la struttura commissariale, sollecitare l’avvio di una normale gestione di quella che resta una “emergenza Laguna”, nella quale l’insieme delle istituzioni e amministrazioni coinvolte tengano conto di tutti gli impatti che il lungo inquinamento ha provocato, che sono sanitari, ambientali ed economici.
In un recente incontro avuto con dirigenti dell’ARPA Friuli Venezia Giulia di informazione sull’attività di analisi e validazione dei campioni prelevati nell’area, che l’Ente svolge da alcuni anni, questi hanno affermato di ritenere che nell’anno il lavoro possa essere concluso. Vi sarà quindi un punto di riferimento scientifico validato che potrà contribuire a indirizzare attività e decisioni.
Legambiente si augura che questa nuove fase non venga gestita “a porte chiuse” per gli addetti ai lavori, alcuni dei quali a partire dal Ministro Clini negli anni hanno solo cambiato ruolo, ma voglia e sappia coinvolgere parti sociali e comunità locali, e non dimentichi aspetti essenziali come la salute pubblica e la necessità di recupero di una laguna che fa parte della Rete europea di Natura 2000, con strumenti di gestione che attendono anch’essi di essere approvati da anni.

Legambiente FVG